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DA COGNE AD AVETRANA: "SCIACALLAGGIO MEDIATICO" O DIRITTO DI CRONACA?

CAMPAGNE D'INFORMAZIONE



LA "MALA TELEVISION"...
DA COGNE AD AVETRANA: "SCIACALLAGGIO MEDIATICO" O DIRITTO DI CRONACA?...
IL "SENSO DEL LIMITE" E LA "SPETTACOLARIZZAZIONE" DEL DRAMMA...


Eravamo convinti che il "limite della decenza" fosse stato già abbondantemente raggiunto col "trattamento mediatico" riservato all'infanticidio di Cogne e superato in occasione dei delitti di Garlasco e Perugia.
Stando alle cronache che giungono da Avetrana, invece, occorre ammettere di essersi clamorosamente sbagliati...
Di fronte l'altare del "voyeurismo" pubblico (e la cassa privata dello "share"!) stiamo assistendo all'ennesima "messa in scena" di un orrore, ad un'informazione "urlata" che nega ogni forma di "rispetto" nei confronti del dramma di una ragazza ammazzatta!
La "pietà" imporrebbe il "silenzio"...
Nel caso Scazzi, invece, in troppi hanno perso un'ulteriore occasione per "star zitti"!
Ricorrendo alla metafora utilizzata da Mario Calabresi (su "La Stampa"), si direbbe che si è scelto di "alzare il lenzuolo bianco" deposto su un cadavere per inquadrare con compiacimento tutto l'osceno possibile!
Ancora una volta, si dimostra che in Italia c'è chi fa informazione non badando in alcun modo non solo all'"etica professionale" (a cui pare francamente inutile fare appello...) ma persino al più comune "senso del limite"!
Il "trattamento Cogne" (così come, nel campo dell'informazione politica, il "trattamento Boffo"...) sembra oramai aver fatto "scuola", trasformandosi in un "marchio di fabbrica" di grande successo!
Ogni caso di cronaca che abbia adeguate caratteristiche (un giallo "controverso", protagonisti "discussi" che suscitano particolare interesse nel pubblico...) viene sistematicamente "serializzato" e trasformato in un "format televisivo", grazie al quale riempire copiosamente i vuoti palinsesti televisivi e far crescere vertiginosamente l'audience di programmi noiosi, poco innovativi o in crisi di ascolti!
Con questa strategia, come scritto da Michele Serra, "gli italiani sono riusciti a fare del delitto un prodotto di grande successo commerciale"!
Ci sono casi di cronaca che diventano quasi dei "reality dell’orrore": persino i loro protagonisti appaiono come attori "recitanti se stessi" (il protagonismo mediatico di Michele e Sabrina Misseri ne è solo una riprova!).
Questi delitti, così, trovano già nei Tg quella forma "fictionale" destinata poi ad "esplodere" nelle trasmissioni di approfondimento.
In che modo?
Tramite opinabili ricostruzioni giornalistiche dei fatti (magari con l'ausilio di attori pagati!), macabre descrizioni del delitto, surreali indagini psicologiche sulla vittima o sul presunto carnefice, immaginifici identikit dell'assassino, copiose interviste a parenti, amici, vicini di casa, ex fidanzati, ex compagni di scuola dei protagonisti, il contributo di opinionisti "forcaioli" (quali l'on. Alessandra Mussolini) utilizzati per "aizzare" il pubblico nel reclamare la pena di morte, la tortura o la castrazione fisica per l'assassino, la ricerca morbosa di curiosità e pettegolezzi sulle persone coinvolte nel crimine, la messa in onda di immagini di "vita privata" strappate all'intimità della vittima (anche quando minorenne!) e, soprattutto, processi televisivi (o, meglio, "gogne mediatiche"!) in assenza e di contraddittorio e di vere e proprie "prove" (le quali possono formarsi "solo" in tribunale!)...
Il tutto arricchito dall'utilizzo "mirato" di colonne sonore di sottofondo, utili a "stimolare" una particolare emozione nel pubblico: potremmo dire in perfetto stile "Csi", come se, piuttosto che con un tragico caso di cronaca, si avesse a che fare con una serie televisiva di successo!
Nel frattempo, il dramma della vittima scompare sempre più sullo sfondo, mentre, più che l'informazione, a trionfare è la "disinformazione gossippara", che confonde astutamente la finzione con la realtà!

SARAH E LA SUA "SECONDA MORTE" TELEVISIVA...
Quando, quel caldo e vacanziero pomeriggio del 26 agosto, Sarah Scazzi è scomparsa nel nulla, nessuno si sarebbe immaginato che il suo caso avrebbe fatto suscitato tanto "clamore".
Le interviste, gli appelli di genitori e parenti, facevano pensare ad uno dei circa "2 mila" casi di scomparsa di minori che si verificano ogni anno in Italia, destinati a suscitare un iniziale interesse per poi svanire inevitabilmente dai riflettori...
Tutto, però, ad un certo momento è improvvisamente cambiato (in un certo senso, "degenerato"!): il 6 ottobre (a quaranta giorni dalla scomparsa della ragazza) il corpo dell’adolescente pugliese viene rinvenuto nelle campagne di Avetrana, immerso in un pozzo, dopo la "confessione shock" dello zio, Michele Misseri!
Ore 21:30.
In diretta, a "Chi l'ha visto", c'è Concetta Serrano, madre di Sara Scazzi.
Il collegamento è realizzato proprio da casa Misseri, ma il padrone di casa è "assente giustificato": nelle stesse ore, viene sottoposto ad un interrogatorio fiume in caserma!
Durante la trasmissione, così, arriva la notizia che nessuno mai si sarebbe aspettato: "le forze dell'ordine stanno procedendo alla ricerca del cadavere di Sarah Scazzi dopo le risultanze emerse dall'interrogatorio di Michele Misseri".
"L’ho strangolata con una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già morta": questo quanto rivelato in un primo momento dal Misseri!
E' a questo punto che accade "l'inqualificabile": gli autori del programma, piuttosto che spegnere le telecamere e avvisare la madre col massimo riserbo delle notizie d'agenzia, decidono di proseguire la diretta: "the show must go on"!
L'occasione di finire su tutti i giornali è troppo "ghiotta": così Federica Sciarelli, conduttrice del programma, dinanzi lo sguardo pallido, scioccato, pietrificato della madre di Sarah, le comunica in diretta di ritrovarsi nella casa del presunto omicida della figlia!
L'uccisione di una figlia di 15 anni, di per sé, è il peggior "incubo" che qualsiasi madre possa vivere...
Se quest'incubo si materializza in diretta tv e con l'atroce sospetto che il "mostro" si nasconda in famiglia, è evidente che esso assuma delle proporzioni "umanamente insopportabili"!
Costringere la signora Concetta a condividere (anche solo per "interminabili minuti"!) un momento di comprensibile disperazione (indipendentemente dall'assenza di lacrime, reagendo ogni persona "a modo proprio" alle emozioni...) davanti l'occhio vigile e ossessivo delle telecamere è stata un'ulteriore, crudele e gratuita "violenza" ai danni della famiglia Scazzi!
Il risultato auspicato dal programma è stato, ovviamente, raggiunto: "boom di ascolti" e grande visibilità su tutti i media!
Ma a quale prezzo???
Nessuna "scusante" è invocabile, a nessuna "necessità d'informare" ci si può appellare: la richiesta "tardiva" di interrompere un collegamento che "non aveva proprio da farsi" non attenua di molto le responsabilità del programma!
Tra le aspirazioni di Sarah, come rivelato dalla stessa tramite i social network, vi era quel sogno comune a molte adolescenti della sua generazione: diventare "famosa"...
Purtroppo c'è riuscita, ma "ben prima" e "nel modo" in cui la stessa non avrebbe mai potuto immaginare!

UCCISA "UNA VOLTA"... VIOLENTATA "RIPETUTAMENTE" DALLA TV!
Il ritrovamento del cadavere della quindicenne di Avetrana se, da un lato, ha segnato la fine di ogni speranza di ritrovarla viva, per un altro verso ha dato il "la" ad una sproporzionata "mediatizzazione" del caso.
Trasformato in vera e propria "telenovela non-stop", gettato nel "tritacarne televisivo", del caso Scazzi (la cui vita privata, oramai, in molti conoscono meglio di quella del proprio vicino) si è fatto una "polpetta informe" con cui saziare la "curiosità famelica" di milioni di casalinghe disperate e telespettatori annoiati!
Uno Mattina, la Vita in Diretta, Porta a Porta, L'Arena, Mattino Cinque, Pomeriggio Cinque, Matrix, Domenica Cinque, Quarto Grado, Speciale Studio Aperto...
Non c'è stata trasmissione in Italia che non abbia interrotto la propria programmazione ordinaria per dedicarsi quasi "totalmente" al caso mediatico più "in" del momento, realizzando "ore ed ore" di diretta dall'ormai famoso cancello marrone di via Grazia Deledda!
Per settimane la programmazione tv ha offerto una maratona televisiva "non-stop" con continui collegamenti da Avetrana e aggiornamenti in tempo reale sugli interrogatori in caserma.
Via Grazia Deledda, improvvisamente, è divenuta ben più nota di via Condotti a Roma o di Corso Buenos Aires a Milano: centinaia di antenne paraboliche hanno intralciato la via di casa Misseri e inviati fissi di Tg, giornali e trasmissioni tv hanno impiantato le tende dinanzi la casa degli orrori, "brandendo microfoni come armi" contro qualsiasi malcapitato (o curioso...) l'attraversasse ed esercitandosi in pedinamenti di parenti, amici, conoscenti!
Nulla è mancato in questo "Grande Fratello del delitto", riempito col più volgare "chiacchiericcio da bar" e farcito con l'ipocrisia di chi pronto a fingere di essere partecipe al dolore della famiglia Scazzi al solo fine, in realtà, di meritarsi la "pagnotta"!
Inarrivabile "gran maestro" dell'accanimento mediatico, come sempre, si è confermato Bruno Vespa, il quale, durante la puntata di "Porta a Porta" del 19 ottobre, non ha resistito alla tentazione di far debuttare in scena un altro suo plastico: quello di casa Misseri (con tanto di palme nane e macchinine!).
Rivali agguerriti della "Vespa più rumorosa d'Italia", però, non sono affatto mancati: personaggi come Barbara D'Urso e Massimo Giletti si sono improvvisati giornalisti d'inchiesta (mestiere nobile, ma oramai privato della sua originaria "dignità"...) alla ossessiva ricerca di scoop "ridicoli" e rivelazioni "inesistenti"!
Nemmeno la domenica televisiva ha offerto alcuna "tregua" ai telespettatori: dalle ore 14:00 e per tutto il pomeriggio, anzi, i canonici programmi domenicali hanno inondato il Paese di luoghi comuni, di "per sentito dire", di stralci di interrogatori, di pareri "campati in aria", di tesi e contro tesi...
Durante "L’Arena", su Rai1, si è arrivati a "sceneggiare" l’interrogatorio di Michele Misseri, scritturando un attore con tanto di cappellino da pescatore!
Contemporaneamente, su "Domenica Cinque", Barbara D’Urso proseguiva la sua maratona settimanale, con ospiti "a gogò", con il tanto amato gioco del "toto-colpevole" e, spesso, forzando le dichiarazioni rilasciate dagli intervistati (come testimoniato da Striscia la Notizia in occasione di un'intervista a Ivano, amico sia di Sarah che di Sabrina) al fine di farli apparire "tifosi" di una verità piuttosto che di un'altra (innocentisti o colpevolisti!).
Come se, fino ad allora, fossimo stati abitanti d'un altro pianeta, infine, abbiamo dovuto assistere anche alla collettiva "folgorazione sulla via di Damasco" di tutti quei conduttori tv che, dopo aver abbondantemente attinto alla cronaca nera per riempire i propri palinsesti, d'improvviso sono tornati a trattare della vicenda di Sarah per interrogarsi se ci siano stati degli "eccessi" da parte dei mass-media!
Il Tg1 di Minzolini, ad esempio, nel corso di una stessa edizione, da un lato ha denunciato "sconcertato" l'eccesso di morbosità mediatica sul caso, dall'altro lato ha dedicato 15 minuti di servizi alla vicenda, con tanto di ri-collegamento in chiusura da Avetrana (giusto per ribadire cosa significa "morbosità"!).
La verità è una sola: Sarah Scazzi è stata "ammazzata" una sola volta (non sappiamo ancora esattamente da chi...) ma "violentata" innumerevole volte dai media!
La sua memoria è stata "scarnificata" da una miriade di "avvoltoi" (affamati d'effimera gloria e visibilità...) e lasciata "marciare" al cospetto dell'auditel!
Il "circo mediatico" si è ormai avviato, e nessuno potrà arrestarlo (almeno finché non diminuirà l'incasso dei bagarini!).
Questa è la tv... (o, meglio, la tv "sciacalla" a caccia d'ascolti!).

LE INDEGNE "SPECULAZIONI" SUL CASO SCAZZI...

Nella Savana, quando un animale è debole o ferito, viene subito sopraffatto da branchi di iene affamate o da avvoltoi...
Questo è quanto succede anche in tv, allorquando i mass-media infieriscono "senza pietà" su corpi innocenti per il proprio tornaconto!
Lo scorso 26 ottobre il Tg2 ha mandato in onda un servizio nel quale ha denunciato un tentativo d'estorsione compiuto da un consulente legale della Procura di Taranto, dichiaratosi disponibile a vendere tre foto del garage di casa Misseri (che farebbero parte degli atti d'inchiesta) in cambio di 10 mila euro (cifra poi ridotta a soli 8 mila!).
Ma come si può arrivare a speculare in modo così "meschino" sulla morte di una innocente?
E quanti altri tentativi simili sono andati in porto?!
In un’intervista a Tele Norba, l’ex portavoce della famiglia Scazzi, Valentino Castriota, ha denunciato che Sabrina è stata ripetutamente "pagata" dai media nazionali per le sue continue comparsate televisive.
Perché queste dichiarazioni sono state praticamente "censurate" dal resto dell'informazione?
Quanto sono stati pagati i "presenzialisti" nelle tv nazionali di familiari, avvocati e consulenti delle famiglie Scazzi e Misseri?
Chi (e a quale prezzo) ha venduto l'esclusiva dei 6 diari di Sarah al giornale "Panorama"?...
Ma come possono i familiari di una giovane assassinata (pur con tutte le possibili difficoltà economiche...) cedere a certe "proposte indecenti" dei media e "speculare" su una morte?!
Lo scorso 10 ottobre un utente di facebook (registratosi oltraggiosamente come "Sarino Scazzi") è riuscito a pubblicare in rete una presunta foto del corpo di Sarah, nudo e disteso su un lettino d'obitorio!!!
La foto è stata prontamente rimossa, ma i dubbi restano...
Si tratta di una foto vera?
E, se si, com'è possibile che foto evidentemente scattate dai medici legali possano diventare di "pubblico dominio"???
Un altro "gravissimo fatto", inoltre, è stato la divulgazione delle audio-registrazioni degli interrogatori di Michele Misseri e della figlia Sabrina.
Per la prima volta sono state date in pasto alla stampa non "estratti" dei verbali bensì le registrazioni audio originali!
Perché ciò "dovrebbe" scandalizzare?
1- Anzitutto perché si tratta di un "illecito" (gli atti d'indagine dovrebbero restare "segretati" almeno fino alla conclusione delle indagini preliminari. Ma la legalità, si sa, è un lussuoso "optional" nel nostro Paese...);
2- In secondo luogo, perché ogni imputato, specie se privato cittadino (non, al contrario, una persona che ricopre cariche pubbliche o indagata per reati commessi nell'esercizio di pubbliche funzioni), ha diritto a difendersi "nei processi" e non anche " al di fuori" di essi (ossia, dalla "gogna mediatica"!);
3- Infine, perché alla diffusione di tale materiale si è provveduto senza nemmeno l'accortezza di omettere i particolari più "scabrosi"!!!
Mario Calabresi (direttore de "La Stampa"), trovatosi anch'egli tra le mani gli audio degli interrogatori di Avetrana, ha deciso di buttarli via piuttosto che pubblicarli sul sito web del giornale (assicurandosi un record di contatti!).
Perché?
Semplicemente perché non aggiungevano "nulla" a quanto già abbondantemente "detto" e "letto" su questa vicenda!
Pubblicarli sarebbe stato solo un atto compiacente la "sadica morbosita" del pubblico, che sarebbe pronto a infilare la testa "più in fondo possibile" in quel pozzo dove Sarah è stata sepolta!

CHE FINE HANNO FATTO GLI ESTREMI DIFENSORI DELLA "PRIVACY" E GLI ORTODOSSI CULTORI DEL "GARANTISMO"???
Pazienza per il "garantismo", che sarebbe "dovuto" nei confronti di persone ancora semplicemente indagate (principio di cui molti si sciacquano abbondantemente la bocca ogni sera prima della preghierina!)...
Pazienza per la "privacy", di cui in molti "a sproposito" si elevano a paladini (scoperto che Sarah aveva non uno ma ben sei diari, il Corriere del Mezzogiorno si è divertito a girare un video sfogliandone uno per darlo "in pasto" al pubblico, mentre Panorama ne ha già acquistato i diritti in esclusiva!)...
Pazienza per la tutela dell'"immagine dei minori" (le immagini, i video, i dettagli più intimi, le insinuazioni più scabrose su Sarah -che ricordiamo essere appena 15enne- hanno fatto il "giro dell'etere" in qualsiasi fascia oraria!)...
Di tutto e di più è stato "detto" e "letto" sui protagonisti di questa vicenda, creando e disfacendo mostri con una disinvoltura "disarmate":
- su Sarah, spulciati i suoi diari segreti, si è detto che fosse tutt'altro che una "santarellina", magari una ragazzina fuggita di casa alla ricerca di quella "trasgressione" che Avetrana non le offriva (c'è stato chi, come Panorama, ha persino scritto di una sua presunta gravidanza!);
- su Michele, prima si è scritto che fosse un "orco assassino", adesso lo si rappresenta quasi come una "vittima" delle "donne forti" di casa Misseri, costretto a dormire appartato su una sdraio come un "cane bastonato" (salvo poi scoprire, dalle parole degli amici di Sabrina, che quella del padre era solo una normale abitudine per la "pennichella pomeridiana"!);
- su Sabrina, prima si è ipotizzato che fosse una vittima anch'ella degli abusi paterni, adesso la si raffigura come il vero "mostro" di Avetrana, una donna disposta ad uccidere solamente per invidia e gelosia!
E se Sabrina, invece, fosse innocente? Chi la risarcirebbe del "linciaggio mediatico" subito?!
Dirò di più (a dimostrazione di quanto le logiche televisivi agiscano "senza scrupoli"!):
- e se Sarah non avesse avuto questo dolce aspetto mostrato fin dall'inizio, tramite le mille foto e i molti video divulgati dalla famiglia? Avrebbe ricevuto la stessa "attenzione mediatica"?
- E, di contro, se Sabrina avesse avuto le sembianze angeliche di Amanda Knox o la capacità di "vendere" la propria immagine di Anna Maria Franzoni (magari affidandosi alla difesa -più "mediatica" che legale- di un Taormina di turno...), avrebbe avuto riservata la stessa "ostilità" da parte dei media?
In tutta questa vicenda, comunque, sorprende anche la "propensione ad apparire" che hanno mostrato molti dei protagonisti, anche quando ciò si è rivelato tutt'altro che opportuno...
Se tenere accesi i riflettori aveva un senso, nell'interesse della stessa Sarah (come, ad esempio, è ancora oggi nell'interesse della madre di Denise Pipitone...), nella speranza che ciò contribuisse a non far calare l'impegno delle forse dell'ordine nelle ricerche, che senso ha questa "attenzione mediatica" dopo quel 6 ottobre (quando un caso di scomparsa di minore si è trasformato in un caso di omicidio, con tanto di reo-confesso)?
Trovato il corpo di Sarah, indirizzate le indagini sulla famiglia Misseri, sarebbe dovuta giungere l'"ora del silenzio", in cui lasciar lavorare in pace gli inquirenti nell'accertamento della verità e delle responsabilità...
Quell'ora la stiamo ancora attendendo...
Dai familiari di Sarah, allora, ci saremmo aspettati lo stesso "gesto di sobrietà" in passato compiuto dai genitori del piccolo Tommaso Onofri: la richiesta ufficiale del "silenzio stampa"...

ESISTONO RAGIONEVOLI "GIUSTIFICAZIONI" PER QUESTO "ACCANIMENTO MEDIATICO"?
I- PUO' IL "DIRITTO DI CRONANA" GIUSTIFICARE UNA COSI' TOTALIZZANTE "ATTENZIONE MEDIATICA"?!

Molti hanno fatto appello al "diritto di cronaca" per giustificare (se non rivendicare!) la campagna giornalistica costruita attorno al caso di Avetrana.
Nessuno può mettere in discussione il diritto di "fare informazione", anche in presenza di tragici casi di cronaca...
La vera questione, però, è un'altra: cos'è cronaca? Cos'è informazione?
E' informazione, ad esempio, la divulgazione delle audio-registrazioni degli interrogatori di Michele e Sabrina Misseri?
E' cronaca l'insistenza sui retroscena più "agghiaccianti" di un delitto, la rivelazione di particolari "macabri" che nulla aggiungono al fatto in sé (come il particolare per cui, stando ai racconti del Misseri, Sarah piangeva mentre padre e figlia la uccidevano)?
E' informazione l’indugiare in maniera "stucchevole" su certe immagini (come il volto pietrificato di una madre che viene a conoscenza della morte della figlia ad opera del cognato)?
E' cronaca assalire con telecamere e microfoni una madre di ritorno dall'obitorio dopo aver visto il corpo inerme della figlia, oppure una donna (Valentina, sorella di Sabrina) che si approssima a varcare le soglie di un carcere per portare un cambio intimo alla sorella?
E' informazione mistificare la realtà, rappresentando Avetrana quale una città inospitale e omertosa, popolata da gente retrograda e ignorante, al solo fine di avvalorare la tesi della fuga volontaria di Sarah?
E' cronaca anticipare a tutti i costi le risultanze delle indagini avallando "tesi e contro tesi", col risultato che, nel giro di un mese, è cambiato più volte sia il nome del presunto assassino -prima Michele, poi Sabrina- sia il movente dell'omicidio -prima le molestie dello zio, poi la gelosia di Sabrina- sia il luogo del delitto -prima il famigerato garage, poi l'interno di casa Misseri- che le modalità del delitto -prima per strangolamento, ora per soffocamento)?!
Qual'è il senso di tutto ciò, se non protrarre in ogni modo l’attenzione del telespettatore?
Qualcuno forse immagina Enzo Biagi ricostruire i fatti dinanzi a un "plastico" del presunto luogo del delitto o Indro Montanelli pedinare amici e conoscenti della vittima alla ricerca di qualche particolare privato?!
C'è "modo e modo" di fare informazione...
Dei fatti di cronaca, anzitutto, se ne dovrebbero occupare solo trasmissioni di stampo giornalistico (non anche programmi d'intrattenimento!) e se ne dovrebbe dibattere solo con esperti (non con ospiti e "tronisti" di professione!).
"Raccontare fatti", inoltre, è cosa ben diversa dal "sostenere tesi" o dal "fare il tifo" per una verità piuttosto che un'altra!
I giornalisti non sono "detective", né giudici: non spetta a loro individuare i colpevoli o valutare la sussistenza di responsabilità penali!
Compito dei cronisti è solo quello di raccontare i fatti, mettendo in rilievo i soli elementi "incontrovertibili" disponibili: in caso contrario, non si fa informazione né cronaca giudiziaria, bensì "qualcos'altro" (ad esempio, gossip o mero voyeurismo!).

II- PUO' IL "DIO AUDITEL" ASSOLVERE OGNI "ECCESSO MEDIATICO"?!
"Solo il pubblico è sovrano!".
Questo slogan non è tratto dalla Costituzione italiana (e nemmeno da una delle tante dichiarazioni apocalittiche della politica), bensì è il responso con cui, di frequente, chi fa televisione difende il proprio operato appellandosi agli ascolti...
Ma il successo (in termini d'ascolti) di una trasmissione può giustificare qualsiasi "eccesso"?
Il pubblico televisivo (o, meglio, chi non trova meglio da fare nel tempo libero che "ubriacarsi il cervello" ascoltando la tv...), anzitutto, non sempre dispone di molte "alternative": se si da uno spazio "totalizzante" ad una notizia, è "fisiologico che (se non altro, per "pigrizia"...) molti si sintonizzeranno sui propri consueti canali senza la briga di cercar di meglio in qualche canale monotematico digitale!
Chi può affermare con certezza, inoltre, che "alti ascolti" siano indice dell'"elevata qualità" di un programma o dell'apprezzamento del pubblico nei suoi confronti?
(Anche il Cavaliere dimostra in ogni occasione utile -pur negandolo...- di seguire in maniera pedissequa "Annozero", senza che, per questo, si possa annoverare lo stesso tra i suoi programmi "graditi"!).
Compito della tv, infine, può essere solo quello di "assecondare" in toto gusti e "perversioni" della maggioranza dei telespettatori???
(Se così fosse, perché "Pomeriggio Cinque" non manda in onda la ricetta del "gatto a vapore", oppure "Porta a Porta" estratti delle avventure cinematografiche di Rocco Siffredi??? Pur se "discutibili" agli occhi di alcuni, tali scelte garantirebbero un'audience mai raggiunta prima!).
Che lo "share" sia divenuto il "chiodo fisso" di chiunque faccia tv, allora, è assodato...
Come dimenticare l'edizione del Tg1 del 7 aprile 2009, quando la conduttrice ha fatto "pubblico vanto" degli ascolti record realizzati dal proprio Tg...? (poco importa se nelle edizioni speciali andate in onda proprio nel giorno del terremoto d'Abruzzo!)
Forse, però, ci sarebbe bisogno di maggiore "misura e sobrietà" da parte dei media e della presa in capo di una maggiore "responsabilità educativa" da parte della tv (specie pubblica!).
Mero "moralismo bacchettone"?...
Tutt'altro!
Se solo si considera che, secondo gli ultimi dati Demos sull'informazione, il "piccolo schermo" continua ad essere il principale mezzo d'informazione per oltre l'80% degli Italiani (i giornali hanno uno spazio sempre più "di nicchia", la radio "resiste" ma non conquista nuovi spazi, mentre internet "avanza" ma solo tra i più giovani...), si capisce bene come la televisione se non educa, inevitabilmente "diseduca"!
E il risultato di questa "diseducazione" è che:
- mentre negli anni del dopoguerra la tv italiana, pur con due soli canali Rai, ha rappresentato una formidabile arma di "istruzione di massa" (di divulgazione della lingua nazionale) e di "unificazione" del Paese (di costruzione di un'identità nazional-popolare);
- in questi anni, l'Italia, pur nell'era della "globalizzazione delle conoscenze", pur con 7 canali nazionali (oltre che una miriade di tv locali, numerosi canali digitali e sempre nuove pay-tv), si sta "imbarbarendo" sempre più, patendo addirittura gli effetti di un crescente "analfabetismo di ritorno"!

III- PUO' LA COMUNE "COMPASSIONE" GIUSTIFICARE TUTTO QUESTO?
Molti spiegano il crescente interesse della pubblica opinione per i casi di cronaca come un segno di profonda "umanità", di "empatia" verso la vittima...
Ma quanto c'è d'empatia (e quanto di mera "curiosità", un pò "voyeuristica"!) di fronte al gusto per l'"efferatezza" e per i particolari più "macabri"?
Quanti di coloro che hanno seguito il caso Scazzi in tv, ad esempio, si sono sinceramente commossi piuttosto che appassionarsi al caso cercando di indovinare l'assassino o intuire il movente?!
Il dolore "rispettoso" tiene gli occhi bassi, richiede poche parole, rifugge le telecamere e non si perde in immagini dei luoghi dell'orrore, utili non a comprendere meglio la verità ma solo a tradurre un dramma in "fiction", le sue vittime in personaggi tv e il pubblico da casa in "spettatore pagante"!

IV- PUO' LA "SETE DI GIUSTIZIA" GIUSTIFICARE TUTTO QUESTO?
Ci sono giornalisti, quali Lamberto Sposini o Barbara Palombelli, che si spingono ben oltre l'auditel per giustificare l'attenzione mediatica concentrata su di un caso di cronaca, sentenziando in maniera spavalda (e, probabilmente, eccessiva...): “senza le nostre telecamere la verità giudiziaria non sarebbe mai emersa!”.
E' innegabile che molti casi di cronaca rimangono irrisolti se (o finché!) non interviene la "pressione mediatica" sulle Procure (vedi il caso Claps, risolto, dopo ben 17 anni, solo dopo una meritoria inchiesta giornalistica).
Ciò non basta, però, a giustificare tutto quello che è avvenuto ad Avetrana:
- una cosa è "tenere accesi i riflettori", pungolare forze dell'ordine e magistratura affinché si adoperino al massimo per la risoluzione di un caso controverso;
- tutt'altro è, invece, attuare un vero e proprio "sciacallaggio mediatico", spesso finendo, piuttosto, con l'"ostacolare" le indagini in corso (come avviene dopo la divulgazione di atti d'indagine segretati!).

V- PUO' ESSERE LA MANCANZA DI ALTRE NOTIZIE DI RILIEVO LA RAGIONE DI TALE "ACCANIMENTO MEDIATICO"?
Molta gente si è fatta convinta, alla fine, che l'attenzione mediatica su Avetrana sia giustificata dalla mancano di altre notizie meritevoli d'attenzione...
Di problemi reali (del tutto "trascurati" dall'informazione), invece, se ne potrebbero citare "a bizzeffe"!
Gli Italiani sanno, ad esempio, che, secondo gli ultimi dati della Banca d'Italia, il dato reale sulla disoccupazione nel Paese non è pari all'8% (come propagandato da mesi dal Governo...) bensì all'11%?
Quanti lavoratori precari, inoltre, sono a conoscenza del fatto che, secondo gli ultimi dati dell'Inps, non matureranno "mai" il diritto alla pensione (ossia, se oggi versano dei contributi previdenziali, lo fanno per garantire una pensione a chi una pensione già "ce l'ha"!)?
Cosa pensano i cittadini Lombardi delle dichiarazioni del neo Ministro dello Sviluppo Economico, Mauro Romani, per il quale questi dovranno accollarsi una centrale nucleare sotto casa?
Quanti italiani conoscono, infine, il problema dell'"analfabetismo di ritorno" (tra il 20% e il 25% degli studenti che escono dalla scuola media inferiore, ad esempio, non sa leggere o scrivere)?...
I media hanno costruito una scala delle "priorità" a proprio "uso e consumo" ma del tutto "al di fuori della realtà", facendo affezionare il pubblico a vicende si drammatiche ma, in realtà, prive di alcuna "rilevanza collettiva"!
Ecco come spiegare la "abnorme" visibilità mediatica ottenuta dagli scandali giudiziari di Fabrizio Corona, dalle vicende di "calciopoli", dagli scandali sessuali dell'ex presidente Marrazzo o dai passaggi di proprietà di un monolocale sito nel Principato di Monaco!
Allo stesso modo, ad Avetrana i media si sono "serviti" della cronaca (alimentando quella sorta di "gioco di società" che potremmo chiamare "il toto-colpevole"!) per attuare la cd. “strategia della distrazione”: tenere la pubblica opinione all'oscuro dei profondi mutamenti (sociali, economici e politici) del Paese, così impedendogli di formarsi una sua "opinione critica"!
Un esempio?
Lo scorso 7 novembre la notizia del giorno era certamente una: la rottura tra il Cavaliere e Fini, dopo l'atteso discorso di Perugia di quest'ultimo.
Un fatto, la richiesta di dimissioni mossa dalla terza alla quarta carica dello Stato, che rischia di divenire "storico" come pochi altri in questa Seconda Repubblica!
Eppure qual'è stata la notizia più "chiacchierata" del giorno???
Ancora il "giallo di Avetrana"!!!
Un comunicato della redazione del Tg1 ha spiegato come, visti gli ultimi sviluppi clamorosi (l'ennesima versione dei fatti fornita da Michele Misseri, il giorno prima, agli inquirenti), lo speciale Tg1 della sera si sarebbe occupato del caso Scazzi!
L'edizione delle 13:00 del Tg2, a ruota, ha dedicato alle vicende avetranesi quasi il doppio del tempo riservato alla politica...
Ma qual'è il "senso giornalistico" di queste scelte editoriali???

STENDIAMO DIGNITOSAMENTE UN "VELO BIANCO"...
Lo scorso 25 ottobre, Mario Calabresi ha pubblicato sul suo giornale un articolo molto interessante, di cui riporto il passaggio più significativo a degna conclusione di questa dissertazione sulla tv ed il caso Scazzi.
"Esiste -scrive il direttore de "La Stampa"- un gesto antico di pietà che mi torna in mente continuamente in questi giorni: è quello di coprire il corpo di chi è morto in un luogo pubblico.
Lo si fa con un lenzuolo bianco, una coperta, un qualunque indumento che protegga almeno il volto e il busto di chi ha perso la vita rimanendo esposto su un marciapiede, in mezzo alla strada, su una spiaggia o in un campo.
È un gesto codificato dal mondo greco, almeno venticinque secoli fa (anche Socrate si copre il volto mentre muore), e non serve soltanto a proteggere i morti dallo sguardo dei vivi ma anche noi stessi, i vivi, dalla vista della morte.
È il limite del pudore, del rispetto, è il simbolo della compassione e della capacità di fermarsi.
Oggi si è fatta strada in Italia una strana concezione dell'informazione, che si potrebbe sintetizzare in un gesto: quello di sollevare il lenzuolo e spingere tutti a fissare quello che c’è sotto.
Molti restano incollati all’immagine terribile, altri sfuggono, alcuni cominciano a provare disgusto...".
Appunto.
Quando gli Italiani che proveranno (e mostreranno) "disgusto" per tutto questo saranno una visibile maggioranza?...

LA TV "SCIACALLA" A CACCIA DI CASI UMANI...
GLI ACQUILANI TERREMOTATI ALLE PRESE CON "GIORNALISTI D'ASSALTO"!

Di "cadute di stile" i giornalisti ne hanno offerto esempi a non finire, non solo ad Avetrana...
Anche a L'Aquila, dopo il terremoto di un anno fa, si è assistito a uno "sciacallaggio vergognoso"!
Come dimentare la giornalista di Matrix che, in diretta dal capoluogo abruzzese, forzava le portiere delle auto, con i terremotati accampati dentro, per svegliarli dal sonno e intervistarli (il tutto, tra l'altro, al fine di porre domande del tipo: "come mai in auto")?!
Come dimenticare quell'’inviato del Tg1 che, sempre all'Aquila, ostacolava i mezzi di soccorso all'opera pur di non schiodarsi di un centimetro dalla propria postazione televisiva?!
E come non ricordare la discussa cancellazione di Ballarò per lasciar spazio a uno "Speciale Porta a Porta", il 6 aprile 2009, sulla consegna delle prime case di legno (e di qualche dentiera "presidenziale") ad alcuni fortunati terremotati?!
(Peccato che, passato un anno, di speciali Porta a Porta non se ne siano più visti per far che l'Aquila si presenta ancor oggi come una citta "terremotata"!).

IL "PROCESSO MEDIATICO" AD ANNA MARIA FRANZONI...
Che dire della "spettacolarizzazione" del processo a carico di Anna Maria Franzoni?
Quale processo?
Ovviamente non quello penale (svolto regolarmente nelle aule del tribunale e arrivato ad una sua naturale conclusione...), bensì quello "mediatico", parallelamente svolto negli studi televisivi di "Porta a Porta" e "Matrix"!
Come scritto da Marco Travaglio, la signora Franzoni, per opera dell'avvocato Taormina, è stata per 5 anni la prima "cavia" su cui si è sperimentato il già collaudato "modello di difesa berlusconiano"!
In cosa consiste?
Nel difendersi non "nei" processi ma "dai" processi, trasferendo gli stessi dalle aule dei tribunali agli studi dei talk show, con l'obiettivo dichiarato di ottenere l'assoluzione dalla pubblica opinione prima che dai giudici!
Sul baco degli imputati, in televisione, non siedono coloro chiamati effettivamente a rispondere in giudizio dei fatti contestati, bensì tutti gli altri: i vicini di casa, i carabinieri, i pm, il gip di Aosta, il colonnello dei Ris, i consulenti del Tribunale...
Come in un qualsiasi processo del Cavaliere, si denuncia subito una presunta "incompatibilità ambientale", chiedendo il trasferimento del processo (prima da Aosta a Torino, poi da Torino a Milano...).
Trovano "un senso", allora, le interviste e comparsate televisive "sapientemente dosate" della Franzoni, le lacrime "a comando" ("ho pianto troppo?", si chiede la mamma di Cogne fuori onda...), le gravidanze in serie subito dopo la morte di Samuele, le foto in bikini col marito e i figli in Sardegna (per apparire una madre piena d'affetto ed attenzioni come qualsiasi altra...).
In realtà, la signora Franzoni, intercettata in auto, aveva già implicitamente confessato ("non so cosa mi è success… cioè, cosa gli è successo"...).
Ma poco importa: "nel processo berlusconizzato -conclude Travaglio- i fatti non contano più nulla. Conta il reality show!".

IL "PANE E ACQUA" BRANDITO DINANZI LA CLINICA "LA QUIETE"!
Il punto più "basso" dell'informazione televisiva negli ultimi anni, però, a mio avviso è stato raggiunto in occasione della morte di Eluana Englaro (donna in coma vegetativo persistente da 17 anni e morta "naturalmente", il 9 febbraio 2009, subito dopo l'interruzione dell'alimentazione ed idratazione artificiale...).
Sulle condizioni di vita ("vegetativa") di Eluana e sulle scelte della famiglia Englaro l’Italia intera, da molte settimane, aveva abbondantemente discusso (dalle stanze dei bar a quelle del Quirinale!).
La fine di Eluana, dunque, era un evento tristemente atteso dalla pubblica opinione...
Nonostante tutto, dopo appena "mezz’ora" dalla sua morte, su Rai1 è andato in onda, in prima serata, l'ennesimo "Speciale Porta a Porta", ben presto trasformatosi nel più "squallido" reality che la tv ricordi!
Un’ennesima “spettacolarizzazione” di un caso umano (a fini televisivi!) del tutto:
1- “inutile” (poiché la morte di Eluana era già stata “metabolizzata” dagli Italiani...);
2- “irriguardosa” (poiché mandata in onda “a caldo”, ancor prima che gli stessi genitori vedessero la salma della figlia!);
3- e “strumentale” (ennesima passerella di “casi miracolati” -spesso spacciati grossolanamente come analoghi a quelli di Eluana, senza alcuna cognizione scientifica- finalizzata semplicemente a "criminalizzare" la scelta dei genitori Englaro!).
Ma qual'era la necessità di realizzare l’ennesimo “Eluana-show”???
E che dire di quel manipolo di persone appollaiate di fronte la clinica “la Quiete” brandendo in mano un pezzo di pane e una bottiglietta d'acqua da offrire provocatoriamente ad Eluana?!
Come commentare le parole del senatore Quagliarello, arrivato al punto di tacciare il padre di Eluana, dagli scranni del Senato, di essere un "assassino" e di aver "ammazzato" la figlia?!
E come definire gli "sproloqui" del Presidente del Consiglio, arrivato all'"indecenza" di dire che una donna in stato vegetativo da 17 anni potrebbe benissimo generare un figlio, avendo ancora il ciclo mestruale?!
Povera, povera Eluana...

C'E' ANCORA SPAZIO PER UN "BRICIOLO D'UMANITA'" IN QUESTA "SOCIETA' DELLO SPETTACOLO"?
In Italia è in atto un'inarrestabile tendenza alla "spettacolarizzazione" dell'informazione: il giornalismo, oramai, preferisce l'"enfasi" all'approfondimento, l'indugiare in particolari "scabrosi" alla lucida analisi, finendo con l'essere complice (più o meno inconsapevolmente...) di un processo di "degenerazione morale"!
La vita delle persone comuni viene, senza molti scrupoli, trasformata in "spettacolo", smarrendo il "senso del pudore" e mettendo in mostra le peggiori "miserie umane": capita, allora, che attorno a casa Misseri compaiano scritte ingiuriose ed infamanti, il giorno prima contro il "mostro" Michele, il giorno (non appena la "gogna mediatica" è stata costretta a cambiare "bersaglio"!) contro la "bugiarda" Sabrina.
La tv italiana (grazie al contributo decisivo dei "reality") si va sempre più trasformando nel "buco di una serratura": una tv a misura di "guardoni", specchio di un'Italia malata, di una società che ha perduto il senso dell’umanità!
Se è giusto, difatti, definire "sciacalli" certi giornalisti, come definire quei milioni di telespettatori appassionatisi al caso di Avetrana come ad una qualsiasi "telenovela argentina"?
Come giudicare gli immancabili "imbecilli" posizionatisi dietro le telecamere per i saluti a casa?
E come qualificare la sfilza di "idioti" che hanno fatto la fila (spesso con i figli sotto braccio!) non per portare un fiore sulla tomba di Sarah ma per farsi fotografare "in pellegrinaggio" dinanzi il cancello dei Misseri?!
(Qualcuno potrebbe sentirsi offeso da queste parole... Mi rimetto a un saggio giudizio del mai compianto abbastanza Gianfranco Funari: "se uno è stronzo, nun je poi di che è stupidino, je devi di che è stronzo!").
La "visibilità", l'immagine, l'apparire, non rappresentano necessariamente un "male"...
Come sosteneva l'intellettuale francese Guy Debord, la nostra vita è composta sia di "interiorità" (la vita spirituale) che di "esteriorità" (la vita sociale).
È compito della cultura (nelle sue più varie forme) regolare e far convivere queste due insopprimibili componenti umane...
Ad Avetrana, però, quella che Debord definiva già negli anni '60 la "società dello spettacolo", sembra aver del tutto "distrutto l’interiorità" in nome dell'esteriorità!

L'INFORMAZIONE "ANSIOGENA" DEI TG ITALIANI
Sostiene Zygmun Bauman (filosofo e sociologo polacco): "la paura è un capitale per i mass-media".
Se così fosse, potremmo dire che i mass media italiani hanno accumulato profitti "senza eguali"!
Dal 1946 ad oggi (dopo le censure del ventennio fascista, in pratica), vi è stata un’esplosione "senza precedenti" della cronaca nera su giornali e tv.
Nonostante, in ogni sondaggio, gli Italiani indichino ben altre priorità (lavoro, economia, tasse, giustizia...), il peso e lo spazio delle notizie di cronaca nera, specie nei telegiornali, risulta nettamente "spropositato", si attesta su livelli "straordinari"!
A testimoniarlo, questa volta, non sono solo le opinioni (anche se comuni, pur sempre soggettive!), bensì le statistiche...
Secondo il terzo Rapporto sulla Sicurezza in Italia (relativo alla presenza delle notizie di cronaca nei due principali Tg nazionali, rispetto agli altri principali notiziari di tv pubbliche europee), partendo dallo stesso numero di delitti, un telegiornale italiano arriva a produrre circa "il triplo" di cronaca nera!
Nei primi dieci mesi del 2010, lo spazio dedicato alla cronaca nelle edizioni di prima serata del Tg1 è stato pari all'"11%" (contro l'8% dell'inglese Bbc, il 4% della francese France 2 e il 2% della spagnola Tve e della tedesca Ard!).
Nel primo semestre dello stesso anno, gli eventi di cronaca nera trattati dal Tg1 sono stati ben "413" (a fronte dei 34 di Ard, dei 113 di France 2, dei 159 della Bbc e dei 267 di Tve)!
Un esempio concreto?
Se il caso di un ex tassista che ha ucciso 12 persone ha occupato i Tg della Bbc per sole due settimane, da noi l'assassinio del piccolo Samuele a Cogne tiene banco da quasi 10 anni!
Dal 2005 ad oggi, infine, i 7 telegiornali nazionali italiani (solo in prima serata) hanno dedicato:
- "941" notizie al delitto di Meredith Kercher (Perugia)
- "759" a quello di Chiara Poggi (Garlasco)
- "538" all'omicidio del piccolo Tommaso Onofri (Parma)
- "508" notizie all'omicidio del piccolo Samuele (Cogne)
- e "499" alla strage di Erba !
Qual'è il problema?
L'anomalia "tutta italiana" è che questa "sovraesposizione" nei tg delle notizie di cronaca:
1- è totalmente "ingiustificata" (risultando il tasso di criminalità italiano addirittura leggermente "inferiore" rispetto a quello di tutti gli altri paesi europei considerati!);
2- contribuisce ad ingenerare una crescente sensazione di "insicurezza" nella popolazione (anch'essa immotivata, per gli stessi motivi su esposti);
3- e, soprattutto, "toglie spazio" ad altre notizie di maggiore interesse collettivo!
Alcuni, anzi, denunciano un "uso politico" che fanno alcuni Tg della cronaca nera.
Ad esempio, nel biennio dell'ultimo governo Prodi, i dati disponibili testimoniano come i Tg abbiano "raddoppiato" lo spazio dedicato alla cronaca nera rispetto agli anni precedenti (specie nel periodo antecedente le elezioni politiche dell'aprile 2008), facendo sorgere il dubbio che si sia voluto ingenerare una maggior paura nell'elettorato al fine di favorire quei partiti politici che fanno del tema della sicurezza il proprio "cavallo di battaglia"!
Se si ricorda sempre che oltre 8 italiani su 10 si informano principalmente tramite la tv, si comprende perché l'informazione televisiva gioca un ruolo "essenziale" nel condizionamento della pubblica opinione (e, di conseguenza, perché i partiti hanno un interesse "spasmodico" a mantenere le mani ben salde sulla tv pubblica!).





Delitti e malattia mentale. Intervista allo psichiatra Beniamino Gigli

di Gian Carlo Zanon

ROMA - Ormai non esiste quasi più, nei più importanti giornali italiani, la pagina della cronaca, come se i delitti contro le persone fossero estremamente rari, o perlomeno è questa la percezione del cittadino che trova, pubblicati nei media, pochissimi omicidi.

Ma la realtà è ben diversa. Scorrendo quotidianamente i dispacci di agenzia ci si rende conto che gli omicidi, escludendo i delitti della criminalità organizzata, hanno una cadenza giornaliera sconcertante: dall’inizio dell’anno sono state uccise ben 41 persone. Dalle percentuali di questo primo mese del 2011, si evince che: gli omicidi sono in grande maggioranza compiuti da uomini, 85%; il 45% di questi delitti sono sicuramente addebitabili a persone che soffrono di una patologia mentale, palese o che si palesa nel momento del delitto. Tutti questi dati sono impressionanti, soprattutto per quanto riguarda gli omicidi dove si evidenzia la presenza di una patologia.

Pochi giorni fa, nel parmense, c’è stato un assassinio, che sembra corrispondere a questi requisiti: un operaio di 52 anni, il quale, stando agli inquirenti, aveva “problemi di relazione con il prossimo”, e che viveva ancora con la madre, ha confessato di aver ucciso una ragazza, con la quale si era appartato per avere un rapporto mercenario, perché la vittima non voleva avere una relazione stabile con lui.
Abbiamo intervistato il dottor Beniamino Gigli, medico psichiatra - psicoterapeuta dipendente ASL RMC Servizio di Medicina Preventiva Età Evolutiva, al quale abbiamo rivolto alcune domande sia su questo delitto di Parma, sia sulla cornice sociale, legislativa ed anche psichiatrica nella quale si svolgono questi efferati delitti dettati da una patologia mentale.


L’’uomo che ha ucciso questa ragazza senza dubbio non poteva considerarsi ‘sano di mente’ visto che dopo una richiesta incongrua, e dopo il rifiuto della ragazza, l’ha assassinata in modo feroce e lucido - anche se le agenzie hanno parlato di un ‘delitto d’impeto’ - e viste anche le modalità del delitto: la ragazza è stata prima tramortita stringendola alla gola, poi strangolata con la cintura dei pantaloni, e in seguito gettata in un fosso. Inoltre egli era considerato un tipo strano, dato che aveva ‘problemi di relazione con il prossimo’. Inoltre un uomo che a 52 vive ancora con la madre qualche problema ce lo deve pur avere. Lei che ne pensa?
Il caso in questione ha avuto risalto solo sulle prime pagine dei giornali locali che si sono limitati a riportare quanto dichiarato dall’assassino, reo confesso, oltre brevi testimonianze fornite dalle amiche della vittima, e scarse notizie trapelate dai primi interrogatori in commissariato. Dell’aggressore sappiamo poco: età 52 anni, lavora come operaio macellaio presso un supermercato, da sempre convivente con la madre, ora 92enne, e che nella piccola frazione dove vive, nei pressi di Fidenza, sono note le sue “difficoltà relazionali con il prossimo”.

Su questo retroterra si innesta la frequentazione delle prostitute che popolano la zona, una frequentazione assidua e protratta nel tempo, che via via diviene sempre più selettiva nei confronti della ventenne rumena di cui l’uomo sembra essersi invaghito a tal punto da rivolgersi solo a lei per soddisfare i suoi bisogni sessuali.
Tutto questo dovrebbe inficiare la tesi sostenuta dai legali che hanno parlato in prima battuta di “delitto d’impeto”, espressione questa indicativa di un raptus a sfondo passionale. Piuttosto si può intravedere una strategia ben precisa, pianificata nel tempo, che poco ha a che fare con anonimi contatti occasionali e che ci consente invece di avvicinarci al profilo psichico dell’aggressore. L’uomo sceglie una ragazza di vent’anni che per fragilità e tipo di vita possa essere facilmente manipolabile al fine di soddisfare il bisogno di una relazione simbiotica con cui riempire il vuoto della propria esistenza.

Dunque, dietro il comportamento di soddisfare i propri bisogni fisici si nasconde in realtà qualcosa di più grave che emergerà in tutta la sua violenza al momento del rifiuto che la ragazza opporrà alla richiesta di una relazione stabile (questa è la versione dell’omicida). La ragazza non intende impegnarsi in una relazione sentimentale, pone una distanza e questo è sufficiente per mandare a pezzi l’assetto schizoide dell’uomo, che risponderà immediatamente con la massima violenza: uccidere intenzionalmente la donna. La gestione lucida e fredda dell’evento delittuoso in cui mai sembra affacciarsi un momento di cedimento: - prima la colluttazione, poi la procurata asfissia a mani nude e quindi in un tempo successivo, quando la ragazza era ormai priva di sensi, l’ uso della cinta per strangolarla -, fa pensare ad un status mentale che lascia pochi dubbi sulla diagnosi.
Siamo in presenza di un malato mentale grave. Un’immagine che viene in mente è quella di Psycho, dove il fantasma della madre viene tenuto in vita col sangue della giovane ragazza.
Dopo l’interrogatorio, riferiscono gli inquirenti, l’omicida chiedeva di raggiungere la ”mamma” non rendendosi pienamente conto di quanto accaduto e della gravità della situazione in cui si trovava .


Una cosa che può far riflettere è che le amiche della ragazza, non vedendola tornare, hanno chiamato immediatamente la polizia, come se avessero intuito, o sapessero, che quest’uomo, che si appartava molto spesso con Cristina – questo era il nome posticcio della vittima – fosse quantomeno strano. Le vorrei fare però questa domanda: secondo lei, nel contesto sociale in cui viviamo possono essere ancora considerati psichicamente congrui rapporti mercenari? Un uomo che va, come si dice, a ‘sfogarsi’ con una prostituta, può essere considerato come una persona normale o nasconde una qualche patologia mentale? E perché, secondo lei, la nostra società, anche la sinistra, ritiene normale il rapporto mercenario?
Certamente il mondo della prostituzione ben si interseca con condotte criminali di varia natura e non è difficile pensare allo stato di allarme che si genera ogni qualvolta vi sia qualcosa di sospetto. E in questo caso motivi ce n’erano ed erano ben conosciuti.
Relativamente alla domanda dobbiamo subito precisare che nei rapporti mercenari non viene espressa alcuna sessualità. Le prostitute che vediamo sulle strade sono donne provenienti sempre più spesso dall’estero, portate in Italia con l’inganno e la promessa di un lavoro onesto. Si ritrovano invece segregate e sottoposte a violenze continue da parte di organizzazioni criminali che per fare soldi non esitano a distruggere l’identità della persona. Sono donne ridotte in stato di schiavitù, che vivono nel terrore, e paradossalmente, per salvarsi evitano di chiedere aiuto.

Ora c’è da chiedersi cosa significa andare con queste ragazze, usare il corpo di chi ha la mente distrutta e non ha alcun desiderio. Evidentemente dobbiamo pensare che anche i cosiddetti clienti, per non vedere tutto questo, debbono presentare una cecità psichica, una modalità fredda di rapporto, dove attivamente si esprime quella che il prof. Massimo Fagioli nel noto libro “Istinto di morte e conoscenza” ha definito “Pulsione di annullamento”. Annullare la mente altrui, renderla inesistente avendo reso inesistente la propria, realizza quella dimensione di anaffettività che porta l’uomo a violentare il corpo della donna con la freddezza di una corazza vuota. “L’uomo inesistente” per dirla con Calvino.
Quando la mente umana perde le dimensioni di fantasia e di affettività che rendono la sessualità realtà di rapporto vero, e si annulla dietro un corpo che reclama sfoghi e masturbazione, possiamo pensare indubbiamente ad una mente malata.
Come sottolineato nella domanda, esiste in realtà un problema generale che riguarda la società e, direi meglio la cultura, per la quale fenomeni come i rapporti mercenari, possono essere tollerati e/o addirittura sostenuti in quanto non in contraddizione con la visione della sessualità comunemente accettata, intesa fondamentalmente come pratica per produrre piacere.

Il punto è questo: parlare di sessualità significa affrontare il discorso sulla realtà umana, sull’identità umana, sulle dinamiche inconsce presenti nel rapporto uomo-donna. Qui si incontra il dramma e la bellezza di quello che possiamo pensare come massimo cimento nel rapporto umano: il rapporto con il diverso da sé. Diversità da intendere, come ben espresso dalla teoria del Prof. Massimo Fagioli, come ricchezza interiore fatta di immagini e affetti la cui matrice possiamo rintracciare al momento della nascita, quando dalla realtà biologica emerge la capacità di immaginare, realtà psichica che alla pubertà in un armonica fusione con il corpo, trova espressione nel desiderio per l’altro, altro assolutamente diverso, non solo per l’aspetto fisico, ma soprattutto per le qualità interne. L’uguaglianza alla nascita di tutti gli esseri umani, diviene diversità nel rapporto uomo donna.
Se nel rapporto interumano il pensiero si ferma alla realtà materiale, al soddisfacimento dei bisogni, alla visione fisica dell’essere umano, esso è fondamentalmente un pensiero malato in quanto annulla proprio quelle dimensioni interne di rapporto che, originate alla nascita, definiscono l’identità dell’essere umano.
Di questo la sinistra, che ha a cuore storicamente il concetto di “ uguaglianza” degli esseri umani, dovrebbe tener conto per poter andare oltre una visione dell’essere umano legata esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni materiali.


Visto la gravità e la grande quantità di questi fenomeni di pazzia, che portano ad efferati omicidi, ci domandiamo, e le domandiamo, come è possibile che così tante persone con gravissime patologie mentali vaghino liberamente nelle nostre città? L’attuale legislatura che detta le linee guida degli psichiatri, la cosiddetta legge Basaglia, non sembra funzionare affatto, né sembra che ci potranno essere dei miglioramenti a breve, visto che lo stato riduce ogni giorno i contributi alla sanità pubblica e li storna con mille sotterfugi ai privati. Ci può dire qualcosa di più preciso su questo scottante argomento?
In via preliminare occorre precisare che se si guardano le statistiche relative agli omicidi compiuti negli ultimi anni, la voce “follia” si aggira intorno al valore medio del 10% e presumibilmente al suo interno dovrebbe accogliere quei casi che notoriamente hanno una storia psichiatrica. Un’altra voce interessante indica il “litigio” come movente dell’omicidio ed è posta al primo posto con percentuali medie del 25%. Altri dati interessanti si riferiscono al sesso dell’aggressore nel 95,5% dei casi uomini e solo nel 4,5% donne, parimenti le vittime risultano essere 75% dei casi uomini e 25% donne, quest’ultimo dato in costante crescita.

Di fronte a questi dati cosa possiamo dire? Intanto che la patologia mentale merita una grossa attenzione, e ciò chiama immediatamente in causa la responsabilità non solo delle strutture assistenziali, ma soprattutto di coloro che, ispirati da principi basagliani, continuano ad esercitare una prassi assistenziale e consolatoria accettando al più la nozione di disagio psichico con cui il malato dovrebbe pacificamente convivere. Questo fondamentalmente era il pensiero di Basaglia, assertore della non esistenza della malattia mentale. Certamente i manicomi, in quanto luoghi violenti e disumani più simili a strutture carcerarie che a strutture sanitarie dovevano essere chiusi, ma questo di per sé non ha nulla a che vedere con l’affrontare la malattia mentale. Dire che il malato mentale è una costruzione teorica della psichiatria e che dovremmo lasciare i folli liberi di vivere la loro vita in quanto espressione di uno dei tanti ”modi di essere” significa condannare per sempre un malato all’incurabilità, accettare che si suicidi o che uccida senza poter far nulla.
Accettare insomma “l’essere per la morte” come autentica realizzazione della propria esistenza, filosofia ampiamente rappresentata nel pensiero di Basaglia, è per un medico francamente inaccettabile. Dunque credo che non sia questione di strutture insufficienti, cosa probabilmente vera, ma fondamentalmente assenza di ricerca e pensiero teorico sulla malattia mentale e conseguentemente assenza di pensiero sulla cura.

Visto che la domanda intende chiarire la dimensione sociale del fenomeno “malattia mentale” in relazione ai reati di omicidio, credo sia interessante prendere in considerazione la voce “litigio” sopra citata, al cui interno è presumibile vengano contemplati tutti quei casi che in assenza di una storia psichiatrica sono comunemente etichettati come raptus di persone fino a quel momento ritenute normali. L’omicidio di cui abbiamo parlato è stato in effetti definito “delitto d’impeto” determinatosi nel contesto di un litigio violento.
Al di là delle sindromi conclamate che, prontamente riconosciute, portano direttamente alle strutture competenti le persone psichicamente malate, negli ultimi anni una grossa attenzione è stata rivolta verso questa tipologia di omicidi perpetrati da persone apparentemente normali, dove il movente è da ricercarsi in una dinamica interna al rapporto. Ciò ha suscitato un vivo dibattito sulla necessità di chiarire il limite tra delinquenza e malattia mentale, mettendo in discussione il criterio di imputabilità basato sulla capacità di intendere e di volere. Ci riferiamo a omicidi commessi in piena lucidità e consapevolezza di quanto si stava commettendo, eppure per la loro efferatezza difficilmente spiegabili se non come esito di una mente malata. Il punto è proprio questo: basarsi solo sull’osservazione del comportamento e dello stato di coscienza dell’individuo ci dice molto poco della sua realtà interna.

Sappiamo invece come la malattia mentale spesso alberghi nei comportamenti più normali e corretti e per scorgerla bisogna andare oltre l’assetto logico e razionale del pensiero, avere attenzione clinica per piccoli segni apparentemente normali, cogliere piccole dissociazioni nel linguaggio e nel pensiero e soprattutto rivolgersi al mondo delle immagini, alla realtà onirica, alla realtà invisibile dell’essere umano. Qui possiamo trovare tutte quelle dimensioni di anaffettività, di odio e rabbia che possono portare l’individuo ad uccidere o ad uccidersi.

Nelle testimonianze dei vicini di casa si sente dire che prima di commettere il reato l’omicida sembrava una persona normale e affettuosa, ecco, frasi come questa, che tutti noi abbiamo spesso ascoltato a commento dei fatti di cronaca, rispecchiano il limite mortale di una psichiatria attenta solo al comportamento e alla coscienza e la fallacia di una giurisprudenza che dovrebbe distinguere tra l’omicidio che toglie la vita ad una donna, dove non è la coscienza ad essere malata ma la realtà psichica non cosciente, dall’omicidio di una rapina in banca, ammesso che l’omicidio di per sé, in quanto violenza estrema di un essere umano su un suo simile possa in qualche modo essere giustificato.


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