ALCOL - Nessuno è perfetto:Malattie e Disturbi Mentali

Vai ai contenuti

Menu principale:








ALCOL

MALATTIE E DISTURBI MENTALI > DISTURBI CAUSATI DALL'ALCOL


ALCOL

Effetti ed interazioni delle sostanze alcoliche
Effetti diretti a breve termine
L'alcol viene in parte assorbito dallo stomaco ed in parte dall'intestino e, se lo stomaco è vuoto, l'assorbimento è più rapido. L'alcol assimilato, attraverso il sangue, passa al fegato, che ha il compito di distruggerlo. Finché il fegato non ha completato la digestione, però, l'etanolo continua a circolare diffondendosi nei vari organi.
L'alcol, una tra le sostanze più tossiche, può facilmente oltrepassare le membrane cellulari e provocare lesioni, fino alla distruzione delle cellule. Nello stato di ubriachezza l'alcol nel sangue raggiunge tutti gli organi, cervello compreso, uccidendo migliaia di neuroni, e il danno cerebrale è irreversibile. Con un'ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni, tanti quanti quelli di una giornata di vita.
L'alcol provoca un’iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, ma a quantità progressivamente crescenti corrispondono una riduzione della visione laterale (visione a tunnel), la perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione. Quantità eccessive di alcol possono portare fino al coma e alla morte. La velocità con cui il fegato riesce a rimuovere l'alcol dal sangue varia da individuo ad individuo; in media, per smaltire un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica l'organismo impiega circa 2 ore. Se si beve molto alcol in poco tempo lo smaltimento è più lungo e difficile, e gli effetti più gravi.

Effetti dell'alcol sulla guida
L'alcol è una sostanza psicoattiva, ossia in grado di interferire con le funzioni neuro-psichiche dell'individuo. Le sostanze psicoattive in generale influenzano la capacità di attenzione, di concentrazione e i tempi di reazione agli stimoli. La stretta e progressiva correlazione fra concentrazioni ematiche di alcol (BAC) e gli effetti tossici e comportamentali sull'individuo, la disabilità e i sinistri stradali è ormai confermata da numerosi studi epidemiologici e di interazione uomo-macchina.
Il rischio di incidente stradale aumenta in modo esponenziale all'aumentare della concentrazione di alcol etilico nel sangue (alcolemia). Posto pari a uno il rischio di incidente stradale in condizioni di sobrietà, diventa 11 volte superiore con un’alcolemia compresa tra 0,5 g/l e 0,9 g/l.
Gli effetti dell'alcol sulle funzioni sensitivo-motorie e comportamentali riguardano in particolar modo: il campo visivo, i tempi di reazione, la capacità di concentrazione, la capacità di giudizio.
Tabella 1: Tasso alcolemico, effetti e sanzioni.
Alcolemia g/l  Effetti  Conseguenze legali  
Stato infraclinico  
0,2  Tendenza a guidare l’automobile in modo più rischioso.  
0,4  Rallentano le capacità di vigilanza ed elaborazione mentale.  
Euforia  
0,5  Riduzione della visione laterale, e della capacità di reazione agli stimoli sonori, luminosi ed uditivi.  Limite legale 0,5 – 0,8 g/l Ammenda: da 500 – 2.000 euro Sospensione patente:  
0,7  Prolungamento dei tempi di reazione da 0,75 -1,5 secondi  da 3 a 6 mesi Arresto: non previsto  
Stato di ebbrezza  
0,8  Incapacità di adattamento all’oscurità.  0,8 – 1,5 g/l Ammenda: da 800 – 3.200 euro  
0,9  Compromissione della valutazione di percezioni visive simultanee.  Sospensione patente: da 6 mesi a 1 anno Arresto: fino a 3 mesi  
1,0 – 1,5  Iniziali disturbi psicomotori nella maggior parte delle persone.  
Stato di ubriachezza  
1,5 – 2,0  Incoerenza, mancanza di autocritica, in coordinazione motoria, evidenti nell’80% delle persone  > 1,5 g/l Ammenda: da 800 – 3.200 euro Sospensione patente: da 1 a 2 anni Arresto: fino a 6 mesi  
Ubriachezza profonda  
2,0 – 3,0  Insensibilità al dolore, diplopia, rallentamento grave dei riflessi, atassia, confusione mentale, vomito, incontinenza sfinterica.  Valgono i provvedimenti precedenti  
Alcolemia mortale  
3,0 – 5,0  Soglia variabile da individuo a individuo; mancanza di sensibilità e di riflessi, stato di incoscienza, pericolo di morte per paralisi respiratoria.  Valgono i provvedimenti precedenti  

Il campo visivo è lo spazio fisico normalmente percepito da un individuo, con un'angolazione pari a circa 180°. A seguito di assunzione di sostanze alcoliche insorgono disturbi alla vista a causa della riduzione della visione laterale (visione a tunnel) e di una ridotta capacità di adattamento alla visione notturna.
Il tempo di reazione è l'intervallo di tempo che intercorre tra l'esposizione allo stimolo e l'emissione della risposta. I tempi di reazione variano individualmente e sono influenzati da diversi fattori. L'alcol rende difficoltosa la coordinazione dei movimenti e aumenta i tempi di reazione; i movimenti e gli ostacoli sono percepiti con notevole ritardo.
L'alcol crea un senso di benessere, di sicurezza ed euforia che porta a sopravvalutare le proprie capacità e ad affrontare rischi che in situazioni normali non sarebbero mai corsi, oltre a ridurre la capacità di impatto con nuovi problemi ed emergenze. L'assunzione di bevande alcoliche compromette inoltre le capacità di vigilanza, e induce sonnolenza.
Un altro fattore che aumenta il rischio di incidente stradale è determinato dall'età: il rischio di incidenti gravi o mortali dovuti all'alcol è più alto nei giovani, probabilmente anche a causa dell'inesperienza. Con un tasso alcolemico elevato, ad esempio 1 g/l, automobilisti di 35-54 anni incorrono in un rischio di incidente 3-4 volte più elevato di un conducente sobrio; per la fascia d’età 25­34 anni il rischio sale a 6-7 volte, per quella di 18-24 anni arriva a 15.
Infine, la diffusione tra i giovani del binge drinking, ossia l'abitudine di consumare grandi quantità di alcol in una sola occasione, aumenta il rischio di incorrere in incidenti stradali, specie nel fine settimana. Infatti, la probabilità di incidente nelle ore notturne del fine settimana per soggetti con alcolemia superiore a 1,5 g/l è 380 volte maggiore rispetto ai soggetti in condizioni di sobrietà.

Interazione alcol e farmaci
L'alcol assunto in associazione a farmaci può dar luogo ad interazioni, ossia ad un’azione combinata, che può determinare un potenziamento o un antagonismo dell’effetto farmacologico. L’etanolo interagisce con vari gruppi farmacologici, ad esempio i depressori del SNC (anticonvulsivanti, ipnotici, oppiacei, sedativi), farmaci vasodilatatori, antidiabetici, anticoagulanti.

Alcuni farmaci sono metabolizzati nel fegato attraverso i medesimi enzimi che trasformano la molecola dell'alcol. L’associazione alcol e farmaci può sovraccaricare il fegato, rallentando lo smaltimento di entrambe le sostanze, e provocando un incremento della concentrazione plasmatica del farmaco con conseguente prolungamento dell’effetto.
L’associazione tra bevande alcoliche e farmaci psicoattivi (ansiolitici, antidepressivi, sedativi, barbiturici) presenta un effetto sinergico, amplificandone l’effetto sedativo e provocando alterazioni dello stato di coscienza. Ha, invece, un effetto antagonista, ossia riduce l'effetto di antiepilettici, farmaci per il diabete e per il cuore, e produce una reazione tossica con gli antibiotici, i sulfamidici, gli antimicotici e gli antiparassitari.

Principali conseguenze sulla salute
Le evidenze epidemiologiche di importanti studi nazionali ed internazionali confermano la correlazione tra l’elevato consumo di alcol nella popolazione e l’aumento del rischio di mortalità, soprattutto per patologie cardiovascolari quali infarti e malattie coronariche. Sebbene un consumo di alcol ridotto è correlato alla diminuzione del rischio di malattie coronariche, alcuni studi effettuati nel Regno Unito dimostrano che il livello di consumo alcolico associato con il più basso rischio di morte è prossimo allo zero per le donne, e compreso tra i 5-10 grammi per gli uomini.
Metabolismo ed Eliminazione
Quando una persona assume una bevanda alcolica, l'alcol viene subito assorbito senza bisogno di digestione, in parte nello stomaco (20%) ma soprattutto (80%) nel primo tratto dell'intestino e passa direttamente nel circolo sanguigno.
La velocità di assorbimento dipende da vari fattori: aumenta se si è a stomaco vuoto, se si assumono bevande gassate, se le bevande sono ad alta gradazione e in caso di gastrite, mentre è più lento se si è a stomaco pieno, soprattutto se i cibi sono ad alto contenuto di grassi.
Trasportato dal sangue, l'alcol riesce a raggiungere tutti gli organi del nostro corpo, in tempi diversi: dopo 10-15 minuti arriva al fegato, al cervello, al cuore e ai reni, dopo circa un'ora ai muscoli e al tessuto adiposo, dove tende a concentrarsi.
Essendo l'alcol una sostanza tossica per il nostro organismo, deve essere metabolizzato per ridurne la nocività. Il metabolismo si caratterizza per l'ossidazione completa del 90%-98% dell'alcol assorbito. L'ossidazione avviene principalmente nel fegato con la trasformazione dell'alcol in acetaldeide ad opera dell'enzima alcol deidrogenasi (ADH). L'acetaldeide si unisce alla dopamina formando tetraidrosochinoline, oppiacei endogeni. L’alcol è metabolizzato anche da altri enzimi epatici, il sistema delle catalisi localizzato nei perossisomi, e le ossidasi microsomiali (MEOS), responsabili della metabolizzazione di alcuni farmaci.
La scomposizione dell'alcol in altre sostanze più tollerabili avviene grazie a diversi meccanismi che entrano in azione in base alla quantità di alcol assunto, per cui il nostro fegato si abitua a smaltire quantità sempre maggiori di alcol se è costretto a farlo (aumento della tolleranza). Questa aumentata velocità di smaltimento non è però priva di conseguenze: prima di tutto sottopone il fegato all'azione tossica di maggiori quantità di alcol che, nel tempo, danneggiano le cellule epatiche fino a farle ammalare (steatosi epatica, epatopatie acute o croniche) o addirittura a ucciderle (cirrosi epatica), e poi accelera anche il metabolismo dei farmaci (dei quali è necessario aumentare le dosi), degli ormoni e delle vitamine, per cui i bevitori possono sviluppare delle patologie gravi causate dalla carenza di queste sostanze (ad es. polineuropatie, malnutrizione, problemi sessuali).
Il fegato trasforma circa il 90-98% dell'alcol, il resto (2-10%) viene eliminato attraverso l'urina, le feci, il latte materno, il sudore e l'aria espirata.
Ricordiamo però che il fegato in media riesce a metabolizzare una quantità di alcol pari a 7 grammi l'ora. Significa che nel frattempo tutto il resto dell'alcol ha campo libero per continuare a viaggiare nel circolo sanguigno danneggiando tutte le cellule, i tessuti e gli organi con i quali viene in contatto.
Contrariamente a quello che si pensa, l'eliminazione dell'alcol non è favorita né dal freddo, né dall'attività fisica, né dal caffè. Quindi chi svolge lavori manuali non elimina più velocemente l'alcol rispetto ad un lavoratore sedentario.


Effetti dell’alcol sul sistema nervoso centrale

L’alcol è una sostanza psicoattiva in grado di interferire con le funzioni neuro-psichiche e di indurre, come gli oppiacei, fenomeni neuroadattivi.
Al pari dell’eroina, del metadone e della morfina, l’alcol interferisce sul sistema dopaminergico e sul sistema oppioide endogeno, rappresentando quindi un notevole stimolo motivazionale al consumo per ottenere gratificazione.
In particolare, si è riscontrato che l’eroina, i narcotici morfino-simili, l’alcol e la nicotina, stimolano l’attività elettrica dei neuroni dopaminergici, favorendo la liberazione di dopamina e stimolando la stessa trasmissione dopaminergica.
La chimica metabolica dell’etanolo è simile a quella degli oppiodi per la presenza delle tetraidroisochinoline, sostanze derivanti dalla condensazione tra acetaldeide e dopamina, che determinano a livello del sistema nervoso centrale (SNC) un effetto gratificante e competitivo nei confronti dei recettori oppiodi. Tale effetto può esercitarsi in particolare sulle strutture ipotalamo-ipofisarie inducendo un’alterata produzione di propiomelanocortina e quindi di ACTH e _­endorfine con interferenza su tutti i settori neuroendocrini.
Ciò spiega la ridotta capacità di fronteggiare gli stress da parte dei forti consumatori di alcol, al pari dei consumatori di oppiacei. L’alcol, come i barbiturici, fa parte dei depressori non selettivi del SNC, ossia di un gruppo di sostanze capaci di indurre (a dosi crescenti) alterazioni comportamentali progressive che vanno da un effetto ansiolitico e disinibente ad uno sedativo-ipnotico, fino al coma e alla morte per depressione dei centri respiratori e cardio­circolatori cerebrali.

L’alcol esplica dapprima un’azione eccitante che, con l’aumento della quantità assunta, si trasforma in depressiva con elettività sulle funzioni celebrali che regolano il meccanismo dei controlli inibitori corticali.
L’alcol incide poi in maniera più o meno evidente sugli organi di senso, restringe il campo visivo, disturba la visione binoculare, diminuisce la capacità di valutare correttamente i suoni, e soprattutto compromette la capacità di giudizio. Ad una condizione reale di minor attenzione, precisione e prontezza nei processi percettivi, corrisponde dall’altra parte un’erronea sensazione di maggior affinamento dei sensi, condizione pertanto predisponente agli incidenti. La stessa euforia determina effetti psicosomatici tali da inibire l’equilibrio psicomotorio e l’autocontrollo; si associano anche disturbi motori causati dall’iniziale accentuazione e dal successivo indebolimento dei riflessi spinali,  comportanti  l’incertezza  nei  movimenti,  barcollamento  e  scoordinamento motorio.  

Effetti cronici dell’alcolismo
Le persone affette da alcolismo cronico sono caratterizzate da elevati livelli di isochinoline e bassi livelli di endorfine. E’ possibile che queste molecole, capaci di interagire con il sistema oppioide endogeno, possano costituire il substrato biologico dell’assuefazione e della dipendenza.
L’alcol stimola la liberazione di dopamina e durante l’astinenza ne provoca la scomparsa. Poiché la liberazione di dopamina è associata a piacere ed euforia, la sua mancanza può manifestarsi con i sintomi dell’anedonia e della disforia, caratteristici dell’astinenza anche da altre sostanze quali morfina, cocaina, amfetamine e nicotina.
Nella tabella che segue sono evidenziati i danni organici più frequentemente correlati all’alcolismo.
L’alcolismo provoca alterazioni metaboliche (iperuricemia, ipertrigliceridemia, ipofosfatemia), inibizione del sistema immunitario e riduzione del campo visivo. I principali problemi alcolcorrelati riguardano:

  • la dipendenza alcolica è causa per il 40% del cambiamento del posto di lavoro;

  • circa il 20% dei reati sono attribuiti a bevitori;

  • il rischio di separazione dei coniugi nei forti bevitori è 11 volte maggiore;

  • i figli di alcolisti hanno un rischio di

  • sviluppare una problematica

  • alcolcorrelata di 1:4 rispetto al rapporto

  • 1:10 nella popolazione normale;

  • il 73% delle persone obese (per

  • alimentazione) ha avuto un genitore

  • alcolista;

  • la probabilità che all’alcolismo si associ un disturbo psichiatrico è di 11 volte maggiore nei maschi e 23 volte maggiore nelle femmine;

  • tra gli alcolisti sono presenti dall’8% al 10% delle sindromi psicotiche maggiori;


  • il fenomeno dell’assenteismo, sia per numero di malattie in un anno che per giornate lavorative perse, risulta il triplo negli alcolisti rispetto alla restante popolazione lavorativa.


Effetti cronici dell’alcolismo.

SISTEMA NERVOSO CENTRALE  Atassia, epilessia, Sindrome di Korsakoff (amnesia, anterograda, disorientamento confabulazione disturbi della memoria di fissazione). Atrofia cerebrale, demenza (riduzione della memoria dell’ideazione, dell’affettività e della creatività).  
SISTEMA NERVOSO  Polineuropatia tossica e  
PERIFERICO  carenziale (tremori, parestesie, dolori notturni, disturbi motori, astenia muscolare, neurite ottica, effetti tossici su nervo acustico e nervo vestibolare).  
APPARATO CARDIOVASCOLARE  Miocardiopatia alcolica, aritmie, ateriosclerosi, ipertensione arteriosa.  
APPARATO DIGERENTE Bocca e faringe Esofago Stomaco Intestino Pancreas Fegato  Carie, infezioni, flogosi acute e croniche, neoplasie. Esofagiti, varici, neoplasie. Gastriti, ulcere, neoplasie. Malassorbimento, diarrea. Pancreatiti acute e croniche neoplasie, diabete mellito. Statosi, epatiti acute/croniche, cirrosi epatocarcinoma.  
APPARATO ENDOCRINO  Cushing’s syndrome (alterata secrezione gonadica, ipofisaria e surrenalica).  
APPARATO RIPRODUTTIVO  Ridotta fertilità (effetto tossico diretto sulle gonadi), riduzione della libido, femminilizzazione nel maschio (riduzione del livello di testosterone attivo). Ipogonadismo ipogonadotropo (per compromissione epatica e riduzione della frazione attiva del testosterone).  
APPARATO RESPIRATORIO  Tosse stizzosa per effetto irritante, laringiti acute e croniche, cr. Laringeo.  
APPARATO LOCOMOTORE  Osteoporosi (tossicità diretta sulle cellule ossee, deficit degli ormoni steroidei gonadici, iperattività degli ormoni surrenalici, turbe nutrizionali, ipovitaminosi D).  
SISTEMA EMOPOIETICO  Anemia megaloblastica.  

La dipendenza da sostanze alcoliche
Vulnerabilità
Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che esistono persone particolarmente vulnerabili a sviluppare una dipendenza nei confronti dell'alcol. Tale vulnerabilità può essere determinata da fattori genetici (e quindi ereditari) e psicosociali che aumentano il rischio di alcolismo.
La capacità di analizzare pattern di ereditarietà in campioni estesi di popolazione e allo stesso tempo di esaminare centinaia di migliaia di minime variazioni nel genoma di ciascuno dei soggetti, consente ai ricercatori di individuare specifici geni che influenzano la fisiologia di una persona e il suo rischio di sviluppare una malattia. Al momento si conoscono poco meno di una dozzina di geni che influenzano il rischio individuale per l'alcolismo.
Le varianti di ciascuno di questi geni alterano solo leggermente la vulnerabilità individuale all'alcolismo, ma molti sono comuni fra l'intera popolazione e possono dunque avere ampi effetti sulle abitudini a bere alcolici e su altre forme di dipendenza. Gli sviluppi futuri delle influenze genetiche sulla vulnerabilità all'alcolismo potranno consentire la messa a punto di trattamenti mirati e aiutare i soggetti maggiormente a rischio a operare scelte informate in merito alla propria vita.

Dipendenza fisica
Un organismo esposto ad un consumo abituale di bevande alcoliche tende, nel tempo, ad avere una minore percezione degli effetti dell’alcol riducendo i sintomi di ubriachezza.
Questo meccanismo è noto con il termine di assuefazione o tolleranza e indica un progressivo adattamento dell'organismo agli effetti della sostanza. La tolleranza si sviluppa di solito nel corso di anni, per questo molte persone aumentano man mano il consumo di bevande alcoliche quasi senza rendersene conto, convinte di bere ancora "moderatamente" perché non avvertono i sintomi dell'ubriachezza.
Nel senso comune, quando di una persona si dice che "regge l'alcol" si intende appunto che quella persona, continuando ad assumere bevande alcoliche in quantità e con frequenza sempre maggiore, ha sviluppato una tolleranza nei confronti dell'alcol. Tuttavia assuefazione non significa non essere esposti agli effetti dannosi dell’alcol, piuttosto avvertire i sintomi dell'intossicazione acuta tardivamente, sovraccaricando il fegato ed esponendo l’organismo agli effetti tossici di questa sostanza.
Sono particolarmente a rischio coloro che assumono alcol per i suoi effetti piacevoli, in quanto nel tempo dovranno bere sempre di più per poterli avvertire con l'intensità cui sono abituati.
Inoltre può instaurarsi nel tempo anche un legame di dipendenza fisica e psicologica, con la comparsa di sintomi di astinenza qualora si riduca o si interrompa bruscamente l’assunzione di bevande alcoliche.
Il meccanismo della tolleranza si manifesta come risposta di adattamento dell'organismo agli effetti di una sostanza, nel tentativo di limitarne l'intensità. Nel caso dell'alcol, ad esempio, l'organismo impara nel tempo a prepararsi a riceverne gli effetti depressivi sul Sistema Nervoso con un'azione contraria di eccitazione. Se però l'azione sedativa dell'alcol viene improvvisamente a mancare, l'organismo rimane spiazzato e si verifica uno squilibrio che si traduce nella comparsa dei cosiddetti "sintomi d'astinenza" che sono di segno opposto rispetto agli effetti indotti dall'alcol.
Perciò se l'alcol ha un'azione ansiolitica sul sistema nervoso centrale, la risposta astinenziale sarà uno stato di agitazione e irritabilità. Se l'alcol rilassa, la sua assenza causerà tremori, sudorazione, palpitazioni, nausea, insonnia. Chi avverte questi sintomi disturbanti impara ben presto a ricorrere all'alcol per poterli attenuare, instaurando un circolo vizioso che non fa altro che alimentare il legame di dipendenza.
Nei casi in cui lo stato di intossicazione fisica sia significativo, l'improvvisa interruzione dell'uso di alcol può determinare sintomi molto più gravi, quali agitazione, febbre, disidratazione, allucinazioni visive e uditive, crisi convulsive e, nei casi estremi, addirittura la morte soprattutto se la persona non viene trattata con una terapia adeguata. Questo quadro astinenziale prende il nome di "delirium tremens", anche se oggigiorno è una situazione che si presenta poco frequentemente.

Dipendenza psicologica
Oltre alla dipendenza fisica si può instaurare anche una dipendenza psicologica (craving), ossia il desiderio intenso e irrefrenabile di assumere la sostanza per poterne sperimentare gli effetti piacevoli, o come abbiamo visto, per evitare i sintomi spiacevoli legati all'astinenza.
A lungo andare chi utilizza l'alcol per ottenere determinati effetti tende ad aumentare, per il meccanismo della tolleranza, le dosi e anche la frequenza di assunzione, fino a creare un legame specifico con la sostanza che acquisterà sempre più importanza nella vita della persona. Chi ha sviluppato una dipendenza non riesce a fare a meno di assumere la sostanza, nonostante sia consapevole delle conseguenze dannose di questo comportamento. È chiaro che a lungo andare la perdita della capacità di controllo dell'uso di alcol porta all'instaurarsi di numerose problematiche a livello fisico, psicologico, familiare, relazionale e sociale.

Cosa fare
Se esistono condizioni tali da presupporre un uso problematico di sostanze alcoliche da parte di un componente della famiglia,
o emerge l’urgenza di affrontare tali problematiche, un primo importante interlocutore è rappresentato dal medico di famiglia.
Una volta accertata una situazione di gravità, il medico di famiglia può proporre diverse soluzioni, quali il colloquio motivazionale, l’autodiagnosi, oppure consigliare l’invio ai servizi di Alcologia dell’ULSS.
Tra i servizi offerti dall’ULSS per proteggere e promuovere la salute, i Servizi di Alcologia e i Ser.T sono quelli a cui il cittadino stesso può fare riferimento, in quanto impegnati istituzionalmente oltre che nel campo della prevenzione, anche in quello della cura e riabilitazione delle dipendenze da sostanze psicoattive (alcol, tabacco, droghe).

Quando ipotizzare la presenza di un problema alcolcorrelato
Esistono vari strumenti che possono aiutare il medico di medicina generale a pervenire ad una diagnosi di alcolismo.
In particolare, gli indicatori clinico sociali comprendono una serie di parametri utili al fine di valutare le condizioni del paziente e la gravità della condizione di dipendenza. Tra gli indicatori fisici possono essere considerate le assenze ripetute dal lavoro per malattia, oltre che disturbi di salute quali ipertensione, soprappeso, problemi gastrointestinali minori ricorrenti, alito alcolico.
Situazioni di disagio sono spesso accompagnate da disturbi di natura psicologica quale ansia, depressione, insonnia, aggressività aumentata, amnesie, difficoltà di concentrazione. Anche gli indicatori sociali possono essere significativi se emergono problemi sul
lavoro, problemi  economici,  una  
progressiva  trascuratezza  della  cura  
personale.  

Gli esami di laboratorio sono utili nei casi in cui la clinica sia già indirizza verso le complicanze organiche causate dall’uso di alcol e quando si voglia valutare il risultato dei trattamenti (indicatori ematochimici).
Nel caso in cui gli indicatori precedentemente elencati inducano a sospettare l’effettiva presenza di un problema alcolcorrelato, il medico può proseguire la sua indagine sulla situazione attuale utilizzando l’anamnesi traumatologica, volta ad individuare eventuali episodi passati in cui il paziente ha subito lesioni, in seguito anche ad incidenti stradali o colluttazioni.
Inoltre può essere utile condurre un’indagine sul consumo effettivo di bevande alcoliche (conteggio delle unità di alcol consumate in una settimana). Un’unità di alcol corrisponde a circa 10 g di alcol puro = un bicchiere di vino da 100 ml. Il consumo può essere rapportato alle seguenti “soglie”:

  • rischio basso = consumo settimanale di alcol fino a 9 unità;

  • rischio medio = consumo settimanale di alcol da 10 a 21 unità;

  • rischio elevato = consumo settimanale di alcol superiore a 21 unità.


Una volta accertata una situazione di gravità, il medico di famiglia può proporre diverse soluzioni, quali il colloquio motivazionale, l’autodiagnosi, oppure consigliare l’invio ai servizi di Alcologia dell’ULSS.

Il colloquio motivazionale

Il colloquio motivazionale è un modo particolare di aiutare le persone a mettere a fuoco la situazione e a fare qualcosa in relazione a disagi presenti o potenziali.
Le modalità del colloquio motivazionale sono persuasive più che coercitive, garantiscono un maggiore sostegno alle risorse della persona in favore del suo cambiamento. L’obiettivo è, infatti, quello di aumentare la motivazione interiore dell’assistito, in maniera che il cambiamento avvenga, possibilmente, da “dentro”.
Tale processo risulta tanto più efficace quanto più la famiglia della persona è coinvolta. Da un punto di vista psicologico, infatti, il processo di cambiamento di una persona è sicuramente mediato, facilitato od ostacolato anche dagli atteggiamenti adottati dalla sua famiglia e/o dalle persone che gli stanno attorno.

L’autodiagnosi
L’autodiagnosi consente alla persona stessa di verificare il proprio grado di problematicità nell’assunzione degli alcolici.
Può essere utile, all’interno del colloquio motivazionale, proporre un periodo di astinenza assoluta dalle bevande alcoliche della durata di 6 settimane. Tale periodo, secondo l’esperienza maturata all’interno dei programmi alcolici italiani, appare sufficiente a dare diverse informazioni sul tipo di relazione che intercorre tra il paziente e le bevande alcoliche (di tipo compulsivo, sociale, più o meno dipendente, ecc.).

Il questionario CAGE
Un altro strumento che il medico può utilizzare per avere ulteriore conferma della presenza o meno di un problema alcolcorrelato è il questionario CAGE, uno strumento semplice che utilizzato in maniera adeguata e in un contesto più ampio di verifica dello stile di vita (fumo, esercizio fisico, alimentazione), risulta molto attendibile. Si compone di quattro domande.
1.
Negli ultimi tre mesi ha mai pensato di dover bere meno alcol?
2.
Negli ultimi tre mesi si è mai irritato perché qualcuno le ha detto di bere meno?
3.
Negli ultimi tre mesi si è mai sentito in colpa perché riteneva di bere troppo?
4.
Negli ultimi tre mesi si è mai svegliato al mattino con la voglia di bere una bevanda alcolica?

Due risposte affermative rappresentano la soglia di positività del test per l’identificazione di una persona che fa uso eccessivo di alcol. Nel caso di persone giovani tale soglia si abbassa ad una risposta affermativa.

Invio ai servizi di Alcologia

Tra i servizi offerti dall’ULSS per proteggere e promuovere la salute, i Servizi di Alcologia e i Ser.T si occupano della cura e riabilitazione della dipendenza da sostanze psicoattive (alcol, tabacco, droghe).
La persona e/o la famiglia indirizzata a tali servizi entrerà in contatto con equipe in grado di offrire interventi mirati di diagnosi, trattamento terapeutico e supporto psico-sociale.

Sulla base delle informazioni raccolte e dei colloqui saranno proposte diverse alternative tra il sostegno psicologico, il trattamento psicoterapeutico individuale e/o familiare e/o di gruppo, oppure l’inserimento in gruppi di auto mutuo aiuto, in comunità terapeutiche residenziali o semiresidenziali, o ancora a trattamenti integrati.
Potranno essere attivati interventi sociali rivolti all’accertamento dei bisogni dell’individuo e della sua famiglia, richiedendo laddove necessario un coinvolgimento delle strutture pubbliche, private e/o del volontariato, l’inserimento lavorativo, la consulenza giuridico/amministrativa, il rafforzamento
o il ripristino di una rete di supporto sociale.
Nella predisposizione del programma, l’equipe può avvalersi della collaborazione dello SPISAL e delle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, al fine di rendere tale programma parte integrante del percorso riabilitativo precedentemente menzionato. I Servizi di Alcologia e i Ser.T collaborano inoltre, con il volontariato presente sul territorio, coinvolto anche nelle attività dei gruppi di auto-mutuo aiuto (C.A.T., A.A., Ge.I.).

I gruppi di auto aiuto
Per A.C.A.T si intende l’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento. Il fondatore dei club è stato Vladimir Hudolin, psichiatra croato, che ha dedicato la sua vita alla cura e al reinserimento degli alcolisti. Attualmente i Club degli Alcolisti in Trattamento in Italia sono circa 2300 ed accolgono più di 18.000 famiglie. L’approccio utilizzato è quello “ecologico-sociale per il trattamento dei problemi alcolcorrelati e complessi”, secondo cui il cambiamento significa non soltanto accettare la sobrietà, ma anche un nuovo tipo di comportamento individuale, delle famiglie e della comunità; trovare una possibilità nuova di comunicare ed interagire, una nuova qualità di vita.
I principi di base riguardano l’ottica con cui sono trattati i problemi alcol-correlati, intesi come stili di vita sbagliati che devono essere modificati non solo da parte del singolo ma anche da parte di tutta la sua famiglia. La famiglia e le persone sono responsabili del proprio percorso di cambiamento, che non è semplicemente comportamentale ma soprattutto di tipo valoriale.
L’uso di alcol deve essere completamento abbandonato, in quanto sostanza psicoattiva che fa male a chiunque, non solo all’alcolista. In questo contesto il club rappresenta una comunità multi-famigliare che si incontra sul territorio e promuove il cambiamento, l’assunzione di responsabilità nella vita quotidiana delle persone, mentre non si entra nel merito degli aspetti sanitari, che vengono lasciati alla competenza dei medici. Tuttavia non viene meno la collaborazione con le strutture pubbliche e private che si occupano della salute delle persone con problemi alcol-correlati.
Un altro gruppo di mutuo aiuto molto conosciuto è quello degli Alcolisti Anonimi, un’associazione nata negli Stati Uniti nel 1935 dall'incontro di un agente di borsa di Wall Street ed un medico chirurgo di Akron (Ohio), entrambi alcolisti, i quali si resero conto che condividendo le loro dolorose esperienze e aiutandosi a vicenda riuscivano a mantenersi lontani dall'alcol. Il principio è quello per cui l’alcolista che ha smesso di bere, mantiene e consolida la propria sobrietà aiutando un altro alcolista che ancora beve a uscire dalla dipendenza dall’alcol.
Oggi Alcolisti Anonimi è presente in oltre 160 Paesi di tutti i continenti con più di 100.000 gruppi di auto aiuto e milioni di alcolisti recuperati. Il primo gruppo in Italia è stato fondato nel 1972; ad oggi, sono più di 500 i gruppi con una presenza media di 10.000 alcolisti. Il principale documento di riferimento è il libro “Alcolisti Anonimi”, detto anche “Il Grande libro”, dove sono ampiamente illustrati il modello e la metodologia adottati dall’associazione.
Il gruppo è l’entità tramite la quale si realizza il recupero: nelle riunioni, in assoluta libertà, sono raccontate le proprie storie, condivisi i problemi personali e soprattutto, tramite il commento della letteratura e delle esperienze degli A.A., viene messo in pratica il programma di recupero, conosciuto in tutto il mondo come “Metodo dei Dodici Passi”.
Il recupero ha inizio con l’ammissione da parte dell’interessato di essere un alcolista e il riconoscimento delle conseguenze drammatiche dell’alcol in ambito familiare, professionale e sociale. Viene rotto l’isolamento dell’alcolista che si affida ad un gruppo, all’interno del quale si comincia un percorso di autoanalisi e confronto con altre esperienze, per giungere all’accettazione di se stessi. Da questo momento inizia il cambiamento dei propri comportamenti, e il recupero delle relazioni con gli altri. Una volta adottato il nuovo stile di vita, anche tramite la meditazione e la preghiera si comincia a portare il messaggio ad altri alcolisti, mettendo in pratica nel quotidiano quei principi che si sono appresi nei Passi precedenti.

Conclusioni
Lo scopo di questa brochure era quello di descrivere, sinteticamente, i nuovi modelli di consumo alcolico a rischio, i consumi fuori pasto, i consumi eccessivi e la moda del binge drinking, nella popolazione giovanile ma anche tra le donne e nell’ambiente di lavoro.
Infatti anche in Italia, dove i consumi alcolici sono strettamente legati alle tradizioni culturali, incentrati sul vino e le occasioni alimentari, si sono diffuse nuove modalità di consumo, in particolare tra i giovani, che arrivano dai paesi del Nord Europa.
La terminologia corrente definisce “alcolismo” una condizione individuale caratterizzata dalla presenza di un rapporto di dipendenza dalla sostanza. Il DSM IV definisce la dipendenza come “una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a menomazione o a disagio clinicamente significativi”; tra i suoi indicatori più rilevanti citiamo la tolleranza e l’astinenza.
Le conseguenze dell’alcolismo interessano non solo il mondo sanitario, ma anche quello sociale ed economico, con perdita di anni di vita e di lavoro, sofferenza delle famiglie e degli individui, violenza, disadattamento sociale.
Le problematiche alcolcorrelate rappresentano temi di grande attualità, oggetto di un continuo impegno da parte delle Istituzioni, anche a livello europeo e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di mettere a punto strumenti adeguati ad affrontare e sostenere le nuove emergenze.

glossario
BAC
Blood Alcohol Concentration, ossia concentrazione di alcol nel sangue, solitamente misurato come grammi di alcol per litro di sangue g/l.
Cirrosi epatica
Alterazione irreversibile del fegato che consegue ad un processo di necrosi, causata dall’alcol. L’alcol ha un’azione tossica sugli epatociti, rendendoli non riconoscibili dal sistema immunitario. Per questo motivo i globuli bianchi, preposti alle difese dell’organismo, distruggono le cellule epatiche.
Craving
Forte e spesso incontrollabile desiderio di assumere droga.
Dipendenza
Malattia cronica caratterizzata da ricadute, da una ricerca e un uso compulsivi di droga e da cambiamenti neurochimici e molecolari nel cervello.
Dipendenza fisica
Condizione secondaria all’uso prolungato di una sostanza che si manifesta con un bisogno fisico di assumerla, accompagnato spesso da sindrome di astinenza successiva alla sospensione dell’uso, craving di vario tipo e intensità in base alla sostanza d’abuso e alle caratteristiche neuropsichiche dell’individuo.
Disintossicazione
Processo che permette al corpo di liberarsi dalla droga e che contemporaneamente controlla i sintomi dell’astinenza; spesso rappresenta il primo passo in un programma di trattamento.
Etanolo
Noto anche come alcol etilico, è un liquido incolore dall’odore caratteristico altamente infiammabile, e rappresenta la base di tutte le bevande alcoliche.
FAS
Sindrome Fetale alcolica associata ad un forte consumo di alcol da parte della donna durante la gravidanza. L’assunzione di alcol altera il normale sviluppo fisico e neurologico del bambino.
Tolleranza
Condizione nella quale elevate dosi di droga sono richieste per produrre gli stessi effetti sperimentati inizialmente.

Link Utili

NARCONON

Ministero della salute
www.ministerosalute.it

Istituto Superiore di Sanità
www.iss.it

Alcolisti Anonimi
www.alcolisti-anonimi.it

A.I.C.A.T.
www.aicat.net

Arcat Veneto
www.arcatveneto.it

WHO/OMS
http://www.who.int/en/

United Nation - Office on Drugs and Crime
http://www.unodc.org/

EMCDDA
www.emcdda.europa.eu

NIAAA
http://www.niaaa.nih.gov/

 








Torna ai contenuti | Torna al menu