MARIJUANA - Nessuno è perfetto:Malattie e Disturbi Mentali

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MARIJUANA

MALATTIE E DISTURBI MENTALI > DIPENDENZA DA ABUSO DI SOSTANZE


Qual è l’effetto dell’uso di marijuana sulla salute fisica?
Recentemente, uno studio che ha comparato l’interruzione  del fumo in fumatori adulti di marijuana e tabacco e in fumatori di solo tabacco ha riportato che l’uso di marijuana aumenta l’incapacità di smettere di fumare tabacco nei consumatori della sostanza stupefacente. La relazione tra l’uso di marijuana e l’abitudine a fumare era particolarmente forte fra coloro che fumavano la marijuana quotidianamente al momento dell’intervista iniziale, vale a dire 13 anni prima dell’intervista di follow-up.
Uno studio su 450 individui ha riscontrato che le persone che fumano marijuana frequentemente, ma non fumano tabacco, hanno più problemi di salute e perdono più giorni di lavoro dei non fumatori (di marijuana). Molti dei giorni di malattia in più erano dovuti a malattie respiratorie.
Anche un uso non frequente di marijuana può provocare bruciore e irritazione in bocca e nella gola, spesso accompagnato da tosse pesante. Un individuo che fuma marijuana regolarmente può essere soggetto a molti degli stessi problemi respiratori che colpiscono i fumatori di tabacco: es. tosse abituale e produzione di catarro, una più alta frequenza di malattie respiratorie acute, un più elevato rischio d’infezioni ai polmoni e una tendenza a soffrire di ostruzione delle vie aeree.
Fumare marijuana può favorire anche l’insorgere di un cancro del tratto respiratorio e dei polmoni. Uno studio comparato su 173 pazienti con cancro e 176 individui sani, ha fortemente evidenziato che fumare marijuana incrementa la probabilità di sviluppare il cancro; più si fuma marijuana più aumenta questa possibilità. Un’analisi statistica dei dati ha indicato che fumare marijuana raddoppia o triplica il rischio della comparsa di queste forme di cancro.
La marijuana favorisce potenzialmente lo sviluppo del cancro ai polmoni e in altre parti del tratto respiratorio perché contiene agenti irritanti e cancerogeni. Il fumo di marijuana, infatti, contiene dal 50 al 70% di idrocarburi cancerogeni in più rispetto al fumo di tabacco. Inoltre, produce alti livelli di un enzima che trasforma certi idrocarburi nella loro forma cancerogena. Questi livelli possono accelerare le variazioni che alla fine producono cellule maligne. Di solito i consumatori di marijuana aspirano più profondamente e trattengono il respiro più a lungo rispetto ai fumatori di tabacco; questo aumenta l’esposizione dei polmoni al fumo cancerogeno. Questi fatti suggeriscono che, a parità di sigarette, il fumatore di marijuana è più soggetto al rischio di un cancro rispetto al fumatore di solo tabacco.
Ci possono essere effetti avversi per la salute provocati da marijuana dovuti al fatto che il THC danneggia la capacità del sistema immunitario di combattere le malattie infettive e il cancro. Esperimenti di laboratorio che hanno esposto cellule di animali e cellule umane a THC e ad altre sostanze contenute nella marijuana, hanno dimostrato che in molti tipi di cellule immunitarie le normali reazioni di prevenzione di una malattia si inibiscono. Altri studi sui topi esposti a THC, o sostanze simili, hanno rivelato che questi animali avevano una maggiore probabilità di sviluppare infezioni batteriche e tumori rispetto a topi non esposti.
Uno studio ha indicato che il rischio che una persona subisca un infarto cardiaco entro la prima ora dopo aver fumato marijuana è quattro volte più alto del rischio normale per quel soggetto. I ricercatori hanno ipotizzato che questo può essere in parte dovuto al fatto che la marijuana alza la pressione sanguigna e il battito cardiaco e riduce la capacità del sangue di distribuire ossigeno.

Marijuana, memoria e ippocampo
Il danno che la marijuana provoca alla memoria a breve termine sembra essere dovuto al fatto che il THC altera il modo in cui l’ippocampo (una delle aree del cervello responsabile della memoria) elabora le informazioni. Ratti di laboratorio ai quali è stato somministrato THC hanno mostrato una ridotta abilità di eseguire compiti che richiedevano l’uso della memoria a breve termine analoga a quella mostrata da altri ratti ai quali sono state distrutte le cellule nervose dell’ippocampo. I ratti trattati con THC avevano inoltre una maggiore difficoltà con i compiti al momento di massima interferenza della droga con il normale funzionamento delle cellule dell’ippocampo.
Man mano che le persone invecchiano, normalmente perdono neuroni nell’ippocampo e diminuisce così la loro abilità di ricordare eventi. L’esposizione cronica a THC può accelerare la perdita di neuroni dell’ippocampo che avviene normalmente con l’invecchiamento. In una serie di studi, ratti esposti a THC ogni giorno per 8 mesi (approssimativamente il 30% della loro aspettativa di vita), esaminati a 11 o 12 mesi di età, presentavano una perdita di cellule nervose equivalente ad animali con il doppio della loro età.

Le sostanze simili al THC che si trovano naturalmente nell’organismo
Gli effetti del THC sul nostro organismo sono dovuti in gran parte alla sua somiglianza con una famiglia di sostanze chimiche naturali simili alla Cannabis, i cannabinoidi endogeni. La forma della molecola di THC, così simile a quella dei cannabinoidi endogeni, le permette di interagire sulle cellule nervose con gli stessi recettori con cui i cannabinoidi endogeni interagiscono, influenzando quindi molti degli stessi processi. La ricerca ha dimostrato che i cannabinoidi endogeni aiutano a controllare una vasta gamma di processi mentali e fisici nel cervello e in tutto il corpo, inclusa la memoria, la percezione, la coordinazione motoria di precisione, le sensazioni di dolore, l’immunità alle malattie e la riproduzione.
Quando si fuma marijuana, il THC stimola eccessivamente i recettori dei cannabinoidi portando ad una disgregazione del controllo normale dei cannabinoidi endogeni. Questa stimolazione eccessiva produce l’ebbrezza provata dai fumatori di marijuana. Col tempo, il THC può degradare i recettori dei cannabinoidi, ed è possibile che produca effetti avversi permanenti e contribuisca a una dipendenza con il rischio di crisi di astinenza.

Quali sono le conseguenze dell’utilizzo di marijuana sul rendimento scolastico, lavorativo e nella vita sociale?
Gli studenti che fumano marijuana ottengono voti più bassi e hanno meno probabilità di diplomarsi rispetto ai loro compagni di classe che non fumano. I lavoratori che fumano marijuana sono più inclini ad avere problemi sul lavoro rispetto ai colleghi che non fumano. Molti studi hanno associato l’abitudine di alcuni lavoratori a fumare marijuana con le assenze, i ritardi, gli incidenti, le lamentele per la retribuzione e il cambio frequente di lavoro. In uno studio comparato i ricercatori hanno sottoposto studenti, fumatori e non fumatori di marijuana, a prove standardizzate di abilità verbali e matematiche. I punteggi risultavano significativamente più bassi nei fumatori rispetto ai non fumatori.  
Uno studio sui lavoratori ha riscontrato che coloro che fumavano marijuana (sul posto di lavoro o fuori dall’orario di lavoro) mostravano con maggiore frequenza “comportamenti di abbandono”: – lasciavano il lavoro senza permesso, sognavano ad occhi aperti, utilizzavano l’orario di lavoro per questioni personali ed evitavano di portare a termine i propri compiti – il che influiva negativamente sulla produttività.
Depressione, ansia e disturbi della personalità sono tutti associati all’uso di marijuana.
La letteratura dimostra chiaramente che l’uso di marijuana causa potenzialmente problemi nella vita quotidiana o peggiora problemi personali già esistenti. Accertato che la marijuana compromette l’abilità di imparare e ricordare informazioni, più se ne fa uso, più si è soggetti a rimanere indietro nelle abilità intellettuali, lavorative e sociali. La ricerca ha, inoltre, dimostrato che l’effetto negativo dell’uso di marijuana sulla memoria e sull’apprendimento può protrarsi per giorni o per settimane dopo la fine degli effetti acuti dell’uso della droga.
Per esempio, uno studio condotto su 129 studenti universitari ha riscontrato che fra gli assuntori abituali di marijuana, coloro che avevano fumato la droga in almeno 27 dei 30 giorni precedenti lo studio, le capacità critiche relative all’attenzione, alla memoria e all’apprendimento erano notevolmente compromesse, anche se non avevano assunto la sostanza nelle ultime 24 ore. Gli utilizzatori abituali di marijuana presi in esame dallo studio avevano maggior difficoltà a mantenere e a spostare la loro attenzione e a immagazzinare, organizzare e usare le informazioni rispetto ai partecipanti allo studio che avevano usato marijuana in non più di 3 dei 30 giorni precedenti. Di conseguenza, una persona che fuma marijuana una volta al giorno potrebbe avere una progressiva riduzione delle capacità intellettive. Più recentemente, gli stessi ricercatori hanno riscontrato che un gruppo di consumatori abituali di marijuana aveva una ridotta capacità nel ricordare le parole di una lista dopo una settimana dalla sospensione dell’uso di marijuana, ma l’abilità di ricordare tornava normale dopo 4 settimane. Un’implicazione di questa scoperta è che, l’individuo anche dopo un uso pesante e a lungo termine di marijuana, se smette di assumere la droga, può recuperare una parte delle sue capacità cognitive.
Un altro studio ha fornito ulteriori dati sul fatto che gli effetti della marijuana sul cervello possono provocare nel tempo un deterioramento cumulativo delle abilità importanti per la vita in genere. I ricercatori hanno dato agli studenti tredicenni una serie di prove per misurare le loro capacità di problem­solving e le abilità emotive, ripetendole poi agli stessi soggetti al compimento del diciassettesimo anno d’età. I risultati hanno evidenziato che gli studenti che già bevevano alcol e fumavano marijuana a 13 anni erano leggermente svantaggiati rispetto ai loro compagni ma questa distanza si accentuava significativamente nell’ultimo anno di scuola. Lo studio ha associato l’uso di marijuana, indipendentemente dall’uso di alcol, a una capacità ridotta di ‘auto-rinforzo’ – un insieme di capacità psicologiche che permette all’individuo di mantenere la sua autostima e di perseverare nel raggiungimento dei propri scopi.

L’uso  di  marijuana  durante  la  gravidanza  può  danneggiare  il  bambino?  
Diversi studi hanno dimostrato che i bambini nati da donne che usano marijuana durante la gravidanza hanno risposte alterate agli stimoli visivi, un aumento di tremori e un pianto dal tono stridulo che potrebbero indicare problemi nello sviluppo neurologico. Durante l’infanzia e gli anni prescolari, i bambini esposti alla marijuana durante la gravidanza, hanno più problemi comportamentali e sono meno efficienti dei bambini non esposti nell’eseguire esercizi di percezione visiva, comprensione linguistica, mantenimento dell’attenzione e di memoria. A scuola, questi bambini mostrano più facilmente deficit nelle abilità decisionali, nella memoria e nella capacità di mantenere l’attenzione.

L’uso di marijuana crea dipendenza?
L’uso di marijuana a lungo termine può condurre alcuni soggetti alla dipendenza; in altre parole, si continua ad usare la droga abitualmente anche se interferisce spesso con la vita familiare, la scuola, il lavoro e le attività ricreative. Secondo i dati del “National Household Survey on Drug Abuse” (2001), 5.6 milioni di americani dai 12 anni in su hanno riportato problemi associati all’uso di droga illecita nei 12 mesi precedenti. Di questi, 3.6 milioni hanno soddisfatto i criteri diagnostici per dipendenza da droga, tra i quali 2 milioni per la marijuana e l’hashish. Nel 1999, più di 220.000 persone, entrate in programmi di terapia per abuso di droga, riferivano che la marijuana era la loro prima droga d’abuso.

Per chi fuma marijuana da molto tempo, i sintomi d’astinenza possono rendere la cessazione dell’uso della droga difficile. Le persone che tentano di smettere provano irritabilità, difficoltà a dormire e ansia. Nei test psicologici mostrano anche un aumento di aggressività che   raggiunge l’acme circa una settimana dopo aver smesso di usare la droga.

Quali terapie sono disponibili per aiutare le persone che abusano di marijuana?
I programmi di trattamento diretti all’abuso di marijuana sono pochi, in parte perché molte delle persone che usano marijuana lo fanno in combinazione con altre droghe quali cocaina e alcol. Tuttavia, con l’aumento del numero di persone che cercano aiuto per controllare l’abuso di marijuana, la ricerca si è concentrata sull’individuazione di terapie utili per superare i problemi associati all’uso di questa droga.
Attualmente non ci sono farmaci disponibili per trattare l’abuso di marijuana. Recenti scoperte sui recettori di THC danno comunque la speranza che gli scienziati possano sviluppare farmaci che inibiscono gli effetti inebrianti del THC. È probabile che tali farmaci possano essere usati per prevenire ricadute, abuso di marijuana o per eliminare la sua attrattiva.

Glossario
Astinenza
Sindrome che compare dopo la cessazione o la riduzione dell’uso di una sostanza psicotropa. Varietà di sintomi che si verificano dopo la riduzione o l’eliminazione dell’uso di droga.
Cancerogeno
Qualsiasi sostanza che provoca il cancro.
Cannabis
È una delle diverse specie di canapa che germogliano un po’ dappertutto nelle zone temperate e tropicali del pianeta. Appartenente anch’essa alla famiglia delle Urticacee, si differenzia dalle altre varietà per la consistente percentuale di cannabinoidi e, in particolare, di THC (v.) contenuta nelle infiorescenze femminili, che ne fa una sostanza stupefacente.
Craving
Forte e spesso incontrollabile desiderio di assumere una sostanza.
Dipendenza
Malattia cronica con ricadute, caratterizzata da uso compulsivo e abuso di droga e associata ad alterazioni a lungo termine nei processi chimici del cervello. Condizione secondaria all’uso cronico di una sostanza che si manifesta con un bisogno fisico e psichico di assumere una determinata sostanza, accompagnato spesso da sindrome di astinenza successiva alla sospensione dell’uso, craving di vario tipo ed intensità in base alla sostanza d’abuso e alle caratteristiche neuropsichiche dell’individuo.
Dopamina
Neurotrasmittore che si trova nelle regioni del cervello che regolano il movimento, l’emozione, la motivazione e il piacere.
Idrocarburo
In chimica organica, sostanza composta soltanto di idrogeno e di carbonio.
Ippocampo
Area del cervello cruciale per l’apprendimento e la memoria.
Psicoattivo
Termine riferito a qualcosa che ha un effetto specifico sulla mente.
THC (abbreviazione di Delta-9­tetraidrocannabinolo)
Principio attivo contenuto in alcune varietà di Cannabis.

 








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