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Disturbi mentali, colpiti 164 milioni di europei: solo 1 su 3 si cura





Solo in Italia 17 milioni di persone di pazienti. A Vienna il Congresso della Associazione europea di psichiatria (Epa) che punta ad elaborare un piano per combattere l'emergenza

Disturbi mentali, colpiti 164 milioni di europei: solo 1 su 3 si cura VIENNA - Numeri che fanno impressione e che continuano a crescere: sono 164 milioni, il 38,2% della popolazione totale, gli europei colpiti da qualche forma di disturbo mentale, con un impatto economico stimato in 798 miliardi di euro, ma solo 1 europeo su 3 si cura ed arriva a rivolgersi ad uno specialista. E' sulla base di questo scenario che si apre a Vienna il Congresso della Associazione europea di psichiatria (Epa), con un obiettivo: elaborare piani condivisi per fare fronte a questa emergenza globale. Solo in Italia il problema riguarda 17 milioni di persone.

Un problema, quello legato alla salute mentale, che sta assumendo sempre di più i contorni di una questione di sanità pubblica: entro il 2030, avvertono gli esperti, le patologie psichiatriche saranno infatti le malattie più frequenti a livello mondiale. Ed ancora: i disturbi mentali contribuiscono al 26,6% della disabilità totale e riguardano, solo in Italia, circa 17 milioni di persone. Tali disturbi, spiega lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, "non hanno tutti la medesima gravità. Spicca tuttavia il trend in costante crescita per queste patologie e, soprattutto, per tre tipi di disturbi". Si tratta, chiarisce, "della depressione (che interessa circa il 7,2% della popolazione europea), dei disturbi cognitivi come l'Alzheimer (3,5%) e dei disturbi legati all'abuso di alcol (3,4%). Altre patologie in aumento sono anche i disturbi da panico e del sonno".

Ma in crescita sono pure i suicidi, con circa 800mila casi l'anno nel mondo e 4mila in Italia. Numeri che rivelano una condizione esistenziale sempre più difficile, aggravata da un dato ulteriore: "Solo 1 persona 3 affetta da disturbi mentali si cura ed assume i farmaci appropriati e, complessivamente, meno del 10% di tali soggetti arriva da uno specialista". Ma quali sono le cause alla base dell"eplosionè dei disturbi della psiche? Sicuramente, afferma Mencacci, "un impatto importante ha avuto, negli ultimi anni, la crisi economica, che ha portato ad uno scadimento della qualità della vita ed un aumento della disoccupazione. La conseguenza è stato appunto il forte aumento del consumo di alcol, della depressione e dei disturbi da panico". Sotto accusa, però, finisce anche uno dei tratti peculiari della società moderna: la velocità dei cambiamenti nel mondo globalizzato. Alle persone, sottolinea Mencacci, "è chiesto di far fronte ad un numero sempre maggiore di cambiamenti rapidi, sul lavoro, nella vita, nell'adattamento alle nuove tecnologie.

Proprio tale velocità dei cambiamenti 'mette in crisi' soprattutto le persone più fragili, come gli anziani ed anche in alcuni casi i giovani, portandole a scompensarsi dal punto di vista psicologico". Insomma, "a fronte di una complessità crescente delle dinamiche sociali - rileva l'esperto - aumentano le tensioni mentre vengono sempre di più a mancare forme di 'ammortizzatori' per allentare le ansie". E' dunque "fondamentale - avverte Mencacci - che oggi l'Europa investa di più nella salute mentale". Un messaggio lanciato anche dal presidente dell'Associazione

italiana di psichiatria (Sip), Emilio Sacchetti: "Il Congresso Epa è una preziosa opportunità per condividere risultati di ricerca e nuove strategie terapeutiche, confrontandosi con esperienze internazionali.

L'obiettivo è intraprendere nuove 'connessioni', in un efficace networking a livello europeo". Perchè "per vincere la malattia mentale - conclude il presidente Sip - servono innovazione e programmi condivisi".


SALUTE: Adoc, bene operazione prezzi chiari, da oggi trasparenza sui 20 medicinali maggiormente commercializzati


Al via oggi l’operazione trasparenza per i farmaci da banco. Nelle farmacie, parafarmacie e corner dentro i grandi punti vendita saranno affissi cartelli informativi dei prezzi delle 20 confezioni di farmaci maggiormente commercializzati. Per Adoc un’iniziativa positiva.

“Bene l’operazione trasparenza sui farmaci da banco – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – un aiuto importante ai consumatori. La liberalizzazione, che ha permesso la vendita dei medicinali in luoghi diversi dalla sola farmacia, è stata un successo: il maggior numero di punti vendita ha favorito la diminuzione dei prezzi e facilitato l’accesso alle cure per tutti coloro che avevano difficoltà a raggiungere le farmacie. Farmacie e parafarmacie che oggi sono, purtroppo, tra i negozi più frequentati, complice lo stress da carovita”.

Per Adoc dovrebbe essere prese misure anche per ridurre lo spreco di farmaci. Secondo un’indagine dell’Associazione ogni famiglia getta nella spazzatura circa 9 prodotti farmaceutici sui 45 comprati annualmente, in media il 20%.

“Mediamente una famiglia spende 400 euro l’anno nell’acquisto di medicinali, di questi quasi 80 euro vengono sprecati, a causa delle confezioni non conformi alla terapia prevista – commenta Pileri – alcuni beccucci dei flaconi e degli spray, difatti, non consentono l’utilizzo di circa il 20% del prodotto, reso praticamente inaccessibile. Discorso simile per i medicinali in gocce, dato che poco meno del 10% rimane nella boccetta, inutilizzabile. Inoltre, la maggioranza dei farmaci confezionati in blister contiene un numero di compresse superiore o inferiore del 30%, in media, rispetto al normale ciclo terapeutico per cui viene impiegato. In tale modo, si costringe il malato ad acquistare una seconda scatola del farmaco o a mantenere in giacenza la confezione, spesso fino alla scadenza del prodotto. Alimentando lo spreco, causando danni ingenti all’economia familiare e nazionale, per ben 1,5 miliardi di euro. Uno spreco assolutamente non giustificabile e preoccupante. E con uno spreco di tale portata, c’è il rischio di provocare seri danni all’ambiente, qualora i medicinali non venissero gettati negli appositi contenitori locati nelle farmacie.”
Secondo l’Adoc, altro fattore scatenante lo spreco dei farmaci è la ridotta scadenza dei prodotti attualmente in commercio.
“Il tempo di scadenza dei medicinali si è notevolmente ridotto rispetto ad anni fa – continua Pileri – la scadenza media di un prodotto è passata dai 2 anni ai 6 mesi, o un anno al massimo. Comportando l’acquisto forzato, e inutile, di più confezioni nell’arco di un anno, soprattutto di farmaci destinati alla cura di patologie non croniche. Chiediamo un incontro con i produttori farmaceutici e i farmacisti, al fine di individuare soluzioni ottimali in merito ad un migliore confezionamento dei medicinali, conforme alla terapia prevista. ”

Decalogo contro lo spreco dei farmaci


1) Controllare sempre la data di scadenza indicata sulle confezioni

2) Consultare il foglio illustrativo presente all’interno della confezione, che evidenzia la corretta posologia del farmaco

3) Conservare le medicine in un apposito armadietto, possibilmente chiudibile a chiave e fuori dalla portata dei bambini

4) Alcuni farmaci risentono di temperature elevate: è bene conservarli in luoghi freschi, lontano da fonti di calore

5) Acquistare la giusta quantità del farmaco, in base alle reali esigenze della malattia

6) Non eccedere o diminuire, di propria iniziativa, il dosaggio della cura

7) Chiedere al proprio medico o farmacista se ci sono confezioni piccole del farmaco, in modo da ridurre le possibilità di un’eventuale spreco

8) Riporre sempre le medicine nella confezione originale, tenendole fuori dalla portata dei bambini

9) In presenza di patologie non croniche consultare il medico o farmacista per un corretto dosaggio della cura

10) Evitare di acquistare più confezioni dello stesso prodotto, se non prescritto per la cura di patologie croniche


 





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