SUICIDIO IN BAMBINI E ADOLESCENTI - Nessuno è perfetto:Malattie e Disturbi Mentali

Vai ai contenuti

Menu principale:








SUICIDIO IN BAMBINI E ADOLESCENTI

PSICHIATRIA INFANTILE > DISTURBI DELL'UMORE



Mal di vivere: il suicidio tra bambini e adolescenti




Manuel aveva 17 anni quando ha piegato bene i suoi vestiti, ha appoggiato lì vicino il suo cellulare, le chiavi e il documento di identificazione, prima di sdraiarsi sui binari. La sera prima era stato a un barbecue con suo fratello ed alcuni amici. Tutto sembrava andare bene. Ma Manuel aveva dei problemi nel tirocinio, voleva cambiare e diventare cuoco.

Tutto era già stato deciso e la sua borsa di studio era già stata assegnata. Quando lo trovarono, ci fu solo una domanda: Perchè? I genitori e gli amici rimasero costernati e profondamente turbati. Avrebbero dovuto notare qualcosa? Come avevano potuto ignorare la sua disperazione? Avrebbero potuto aiutare Manuel e dissuaderlo dal suicidio?


La causa più frequente di morte tra i bambini e gli adolescenti

Manuel non è un caso singolo. Al contrario. In Svizzera il suicidio è tra le cause più frequenti di morte tra i bambini e gli adolescenti. Il rapporto pubblicato recentemente dalle organizzazioni svizzere non governative per il Comitato ONU sui diritti dell'infanzia mette in evidenza la situazione in Svizzera. Le statistiche riguardano solo i casi di decesso.

I tentativi di suicidio non possono essere raccolti statisticamente, perché molte delle famiglie interessate per la vergogna mantengono il segreto. E così si presuppone che la cifra sia di gran lunga più grande. In considerazione di tali numeri, il suicidio non può rimanere tabù. Perché dopo l’iniziale costernazione molti genitori si pongono la stessa domanda: può accadere anche a mio figlio? Capirò in tempo se mio figlio è in pericolo?

Le esperienze traumatiche, come per esempio la morte di un membro della famiglia, il divorzio dei genitori e la distruzione della famiglia, possono provocare cortocircuiti. Ma anche le cosiddette famiglie perfette, in cui le difficoltà vengono taciute e nascoste, così come le violenze, gli abusi sessuali sui bambini e sugli adolescenti, i problemi a scuola o la disoccupazione possono far sviluppare la sensazione di vuoto. Soprattutto la disoccupazione giovanile diventerà sempre più un problema, perché risveglia rapidamente la sensazione di essere inutili.


Fare cadere il tabù del suicidio

Al pensiero di un possibile suicidio del loro bambino., i genitori si sentono spesso indifesi e confusi. Poiché sanno che le situazioni di conflitto e le reazioni di stress sono difficili da prevedere, pensano che sia impossibile difendersi da un tale destino.

Tuttavia non è sempre così, come affermano gli esperti: se i bambini capiscono che possono parlare delle situazioni difficili e che le soluzioni ai problemi possono essere trovate insieme, è già stato fatto un primo importante passo. Inoltre, i bambini e gli adolescenti hanno bisogno della libertà di svilupparsi, ciò che permette loro di vivere delle situazioni di conflitto e insegna loro ad aiutarsi da soli.

E' anche utile esercitarsi con i bambini a gestire le situazioni quotidiane, a capire come comportarsi e a riuscire ad affrontare le difficoltà. Inoltre dovrebbero essere incrementate le loro abilità sociali. E ancora: il tema del suicidio non deve essere considerato un tabù, bisogna parlarne, invece di negarlo.


Segnali inequivocabili di un possibile suicidio

Uno dei problemi principali della nostra società è l’insufficiente sensibilizzazione al problema, l’incapacità generalizzata di riconoscere i segnali d'allarme del rischio di suicidio. Le offerte di aiuto disponibili non vengono prese affatto in considerazione. I primi segni di un possibile suicidio sono spesso abbastanza chiari: gli adolescenti in questione sono sempre più apatici e si isolano, fino a non vedere più alcuna via d'uscita.

Per poter uscire da questo circolo vizioso, hanno bisogno di una persona che riconosca il loro problema e li prenda sul serio. Il primo passo essenziale è quello di assicurare loro immediatamente un aiuto concreto e di incoraggiarli a prendere in considerazione un sostegno professionale.


La morte come tema

Gli esperti riconoscono i segnali: se durante un colloquio con un ragazzo emergono spesso idee suicide o si parla spesso di suicidio, questi sono capanelli d'allarme che devono fare alzare il livello di attenzione. Ciò vale anche per i pensieri di morte o le immagini che abbiano la morte come soggetto. E' importante anche riconoscere i preparativi di un suicidio in quanto tali e non liquidarli come semplici stupidaggini. Occorre considerare in generale che i problemi psicologici, come la depressione e la schizofrenia, l'uso di droghe e l'alcolismo aumentano ulteriormente le tendenze suicide.


Elevata recidività

Un'attenzione speciale deve essere prestata agli adolescenti che hanno già tentato in passato di suicidarsi. La recidività in questi casi è elevata. Di questo devono essere consapevoli tutti quelli che hanno tentato di suicidarsi, e anche i loro familiari, amici e insegnanti.

Di questo pericolo bisognerebbe parlare apertamente e non dovrebbe essere dimenticato. Poiché solo in questo modo si può capire quando ricomincia a manifestarsi la sensazione d’inutilità. Senza perdere tempo occorre richiedere subito un aiuto professionale.


Uno shock per i compagni di scuola

Ciò che anche per gli adulti è difficile da capire, rimane per gli adolescenti un'esperienza profondamente destabilizzante. Quando un compagno di scuola si toglie la vita, spesso tra i compagni si diffondono dei sensi di colpa.

Oppure gli adolescenti sono angosciati dalla sensazione di non essere stati di aiuto. In tali momenti servono genitori comprensivi, con i quali i bambini possano comunicare, ma anche insegnanti che siano in grado di elaborare la terribile esperienza insieme alla classe.


Convivere con il dolore

Florian Scheuter, insegnante presso la scuola Riedtli di Zurigo, una mattina con i propri colleghi e colleghe si è dovuto confrontare con il difficile compito di dover comunicare ai ragazzi che una loro compagna si era suicidata. Nessuno aveva mai fatto un'esperienza simile, e il servizio di psicologia scolastica non aveva nessuna proposta in merito. Gli insegnanti hanno fatto sedere i ragazzi in cerchio, hanno messo della musica e acceso una candela. In quest’atmosfera hanno comunicato l'avvenimento.

"E' stato uno shock enorme", ricorda Scheuter, “specialmente per i compagni più vicini". Questi sono stati aiutati a livello psicologico mentre la classe è andata in un parco. E' stato consigliato ai ragazzi di parlarne tra di loro o di rivolgersi agli insegnanti.

Con una bevanda calda in quel giorno di autunno, l'umore è andato via via migliorando. La classe ha trascorso il pomeriggio in un bosco, dove, vicino ad un fuoco, sono state scritte lettere di addio, che sono state poi consegnate simbolicamente alle fiamme per l'eternità.

Quando un amico o un compagno commette suicidio, i bambini e gli adolescenti che restano devono imparare a convivere con il proprio dolore e le proprie paure.

"Mi è stato d'aiuto poter parlare con i miei compagni e insegnanti della morte della nostra compagna e non passare semplicemente oltre", racconta Luis Oberle, che oggi ha 19 anni. "All'epoca andammo insieme anche al funerale." I bambini che non sono stati aiutati a livello psicologico dopo uno shock, rielaborano con difficoltà i vissuti traumatici.


Suicidio: un problema della società benestante?

Se si paragona il numero di suicidi tra gli adolescenti con quello degli adulti, si rivela un fenomeno simile: come le donne adulte, dal punto di vista statistico le ragazze sono coinvolte con più frequenza rispetto ai ragazzi. Tuttavia commettono dei «tentativi di suicidio ben ponderati». Questi devono essere spesso considerati come richieste d'aiuto, senza la conseguenza ultima.

Per questo le ragazze assumono dosi eccessive di medicinali, in modo che la probabilità di un salvataggio sia più alta. I ragazzi al contrario tendono al suicidio in misura inferiore. Si comportano spesso spontaneamente e scelgono metodi che conducono con considerevole sicurezza alla morte: un'arma, una corda o un salto nel vuoto.


Una società che prende sul serio le richieste dei ragazzi

Con tutte le misure preventive, le offerte di assistenza e consulenza, una domanda rimane comunque senza risposta: perché tanti adolescenti  si uccidono in una società che apparentemente non fa mancare loro nulla? Malgrado la prosperità, in Svizzera sembra che gli adolescenti  non stiano bene come altrove. Anche con il telefono azzurro e la migliore medicina non sembriamo in grado di aiutarli.

Secondo il sociologo Bornschier ci sono dei buoni motivi: in un paese, nel quale ciò che conta è adattarsi nel modo migliore e non dare nell'occhio, e nel quale gli individui tendono sempre più ad isolarsi e sono costretti a risolvere da sé i propri problemi, la tendenza al suicidio è maggiore che altrove.

L’assenza di senso comunitario e la scarsa responsabilità sociale sono la causa di questo inquietante numero di suicidi tra gli adolescenti: è questo il prezzo che la nostra società deve pagare per il benessere? Probabilmente no. E' possibile fermare la tendenza al suicidio.

Per far ciò, gli adolescenti non hanno solo bisogno dell'assistenza e del sostegno dei genitori, degli amici e degli insegnanti. Hanno anche bisogno di una società che prenda sul serio le loro richieste e i loro problemi e partecipi attivamente alla crescita della nuova generazione.


 








Torna ai contenuti | Torna al menu