Disturbo paranoide: cos’è e come si cura?

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disturbo paranoide

Sentiamo spesso parlare di paranoia e sicuramente ci sarà capitato di additare una persona con l’aggettivo paranoico. Lo abbiamo fatto probabilmente per scherzo, notando una certa tendenza, da parte di questa persona, a credere di essere vittima di un complotto o di uno scherzo. Tuttavia, la paranoia, nelle sue forme più gravi può essere considerato un vero e proprio disturbo di personalità. In questo articolo vedremo come questo disturbo paranoide possa creare dei seri problemi di interpretazione della realtà e faremo un approfondimento sulla terapia più adatta per questa specifica patologia.

Cos’è il disturbo paranoide

Il disturbo paranoide di personalità è una condizione per la quale il soggetto crede costantemente di essere vittima di un attacco, sia esso un complotto, uno scherzo o un qualsiasi altro tipo di azione volta a creare per lui delle conseguenze negative. La persona affetta da tale disturbo crede ciecamente nel fatto che ogni azione a lui indirizzata possa portare a qualcosa di negativo e che possa potenzialmente fargli del male. Questo lo porta ad assumere un atteggiamento preventivo nei confronti degli altri. Il soggetto tende a chiudersi in sé stesso e a dubitare fortemente di chi gli sta intorno.

Il disturbo paranoide nella vita sociale

La persona affetta da disturbo paranoide non può avere una vita sociale pari a quella degli altri. Nelle relazioni con il proprio partner, tende a dubitare costantemente della sua fedeltà, mostrandosi geloso e assumendo atteggiamenti di chiusura verso l’altro. Non è raro che possa seguire il suo partner di nascosto per controllare i suoi spostamenti e, anche se la sua ricerca si conclude con un nulla di fatto, tende sempre ad avere il sospetto. Ogni azione del partner viene interpretata come un tradimento.

Nelle relazioni con gli amici, il soggetto assume sempre un atteggiamento sospettoso e di chiusura. Un semplice scherzo può essere la molla che lo fa scattare. Questa persona, col tempo, tende a rifiutare la vita sociale poiché pensa costantemente di essere potenzialmente vittima di un complotto nei suoi confronti. Anche le relazioni amicali più durature si trasformano in un motivo di sospetto. La gelosia compare anche in questi casi. Un eventuale nuovo ingresso nel suo gruppo viene interpretato come un tentativo di spodestarlo o di sostituirlo.

Il disturbo paranoide di personalità risulta ancora più evidente nelle relazioni familiari. In questo ambito, il soggetto ha la costante convinzione di non essere considerato dai propri cari e, nel caso abbia fratelli o sorelle, di essere messo all’ultimo posto.

Come si comporta chi è affetto da disturbo paranoide

La costante sensazione di essere sotto attacco porta il soggetto ad assumere un atteggiamento di chiusura totale. Difficilmente mostra agli altri le sue emozioni e, col tempo, finisce per preferire la solitudine alle attività sociali.

È costantemente all’erta e non si fida dell’altro. Anche un semplice sguardo diventa motivo di sospetto a causa della distorta percezione cognitiva. Il soggetto può vivere diverse sensazioni a seconda della situazione. Quando sente di essere attaccato può manifestare comportamenti aggressivi  e violenti che, però, lo portano subito a sviluppare un ingiustificato senso di colpa. Se, al contrario, la sensazione è quella di sentirsi escluso, la persona preferisce allontanarsi e in lui prevalgono sentimenti di tristezza e ansia.

Cause

Non è ancora stata fatta chiarezza circa l’origine di questo disturbo. Numerosi studiosi pensano che alla base possano esserci episodi che risalgono alla prima infanzia o anche agli anni dell’adolescenza. Questi possono essere atteggiamenti sbagliati da parte dei genitori che, anche involontariamente, hanno favorito i fratelli in alcune scelte importanti o da parte dei fratelli stessi, in particolare se più grandi, che hanno reiterato atteggiamenti aggressivi e prepotenti nei confronti del fratello più piccolo.

Altri ricercatori pensano che la causa sia da ricercare più nelle relazioni esterne alla famiglia, in particolare nelle dinamiche di gruppo. Se il soggetto, sin da piccolo, è abituato a frequentare gruppi dove non riesce a emergere, sviluppa la sensazione di essere “diverso”, “inadeguato” e, contemporaneamente, perde del tutto la fiducia in sé stesso; convinzione che, a lungo andare, lo porta ad avere poco successo nella vita e a non credere nelle sue capacità.

Qual è la terapia

Spesso il soggetto affetto da disturbo paranoide non cerca mai aiuto per conto proprio. Sono gli altri a rivolgersi a un terapeuta notando comportamenti paranoici in lui.  La terapia risulta, comunque, molto complicata. Il soggetto tende a sospettare persino del terapeuta stesso e a saltare le sedute nella speranza di non essere vittima di un complotto ancora più grande nei suoi confronti. Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi approcci verso chi soffre di questo disturbo; uno di questi consiste nel trattamento metacognitivo-interpersonale.

Il soggetto viene “istruito” al riconoscimento delle sensazioni che derivano dai suoi pensieri di vittimismo. In pratica, il terapeuta deve essere in grado di far capire a chi ha un disturbo paranoico che tutte quelle sensazioni di ansia, di rabbia, di tristezza, non sono derivano da un attacco nei suoi confronti ma solo dalla sensazione di essere attaccato, e anzi sono precedenti a tale sospetto e forse ne sono la causa.

In questo modo, il soggetto deve lentamente convincersi ad affrontare le relazioni e la vita in genere con un atteggiamento più positivo e propositivo. Solo così potrà liberarsi della convinzione di essere perennemente una vittima.

Si tratta, comunque, di un percorso molto complicato che non sempre porta ai risultati sperati. È per questo che a volte devono essere i familiari e i conoscenti ad avere un atteggiamento diverso nei suoi confronti e farlo sentire, almeno qualche volta, al centro dell’attenzione.